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Santo Stefano del Sole, La Rosamarina

Posted by Actaea on April 20, 2020 at 6:20 AM

"Sabatu santu e Pasqua rusata

Jamu mettenno la Rosamarina

Rosamarina è quannu….

Quannu si allungata

Oi quanno si allungata

ncoppa sta finistella si sagliuta" e poi il ritornello Oi si sagliuta

ncoppa sta finistella si sagliuta".




Un inno vero e proprio per chi nasce nel Comune di Santo Stefano del Sole, dove ogni anno, risonava puntuale tra i vicoli e la Piazza la Rosamarina, che non e' una tradizione solo di questo luogo ma di svariati comuni della Valle del Sabato, pero' oggi, tra un rigo e l'altro vi porto a Santo Stefano del Sole, uno dei comuni dove la Rosamarina e' uso, costume e impronta digitale impressa nel dna di ogni suo figlio. Una residente del luogo raggiunta al telefono mi ha detto: "Ci sono vari gruppi e la cosa che a me piace di più è quando si ritirano, ovviamente, tutti brilli". Poi mi spiega il perché: "Quando fanno il giro delle case, mangiano di tutto". Gli chiedo se c'e' qualcosa in particolare? Lei mi risponde: "Soppressate, capicolli, colombe e pastiere e naturalmente accompagnano il tutto con buoni vini. Poi si organizzano e suonano tutti i gruppi riuniti. Alla fine di tutto cio', si da vita a un'asta con le cose che gli abitanti di Santo Stefano e frazioni hanno donato". A questo punto mi viene spontaneo chiedere perche' e per chi questa asta? Mi spiega che: "Il ricavato sarà devoluto per la festa del Santo Patrono San Vito, festa che si celebra ogni anno in coincidenza con l'ultima domenica di agosto". Saluto Michela Solimine e mentre la ringrazio lei si ricorda di uno stornello che gli veniva dedicato ogni anno: "O signorina cu stu pietto liscio mittiti a fa l'amore ca ti cresce ". Cosi' emerge un altro aspetto della Rosamarina santostefanese. Il contatto umano, l'aggregazione, che sfocia in tenero sfotto'. Michela nella canzone della Rosamarina e' fondamentale, non a caso e' la fanciulla a cui furono dedicate le strofe rimate in un'epoca molto lontana ed e' proprio nell'ultima strofa che si cita il suo nome, si narra che questa fanciulla, di rara bellezza nacque durante un attacco dei turchi al largo di Ischia. Studiosi insigni, sostengono che Il testo della Rosamarina di Santo Stefano del Sole, sia, in alcuni frangenti, molto simile al canto di “Serrana d’Ischia, il quale recita: “Miezzo a lu mare è nata na’ scarola. Li Turchi se la jocheno a’ primera. Chi pe’ la cimma e chi pe’ la streppone, viatu a chi la vence sta figliola!” Per scarola pero' non si intende la verdura che in questi giorni gusteremo nella pizza detta "con l'erba", bensi' viene da “Iscarola”, per indicare una residente di Ischia. Ora andiamo a vedere da vicino la strofa molto simile della Rosamarina di Santo Stefano del Sole: “Miezz à lu mare è nata na scarola

li turchi se la jochenu a primera

primera cimma a chi’ Vuoi pe lo trippone

Vuoi pe lo trippone viatu a chi la vence sta figliola oi sta figliola viatu a chi la vence sta figliola”. Ora sorge spontanea la domanda: ma come arriva dal mare questo canto tra i rigogliosi boschi dell'Irpinia? Insigni storici sostengono che: questo rituale sia giunto fino a noi grazie ai commercianti della costiera, che si spingevano tra i monti dell'Irpinia per commerciare le loro arance e i loro limoni. Naturalmente ci sono varie correnti di pensiero ed ecco spuntare chi sostiene la tesi che il rito sia stato portato fin qui dai pastori nel periodo della transumanza. Naturalmente non mi soffermo a spiegare la Transumanza nei particolari in quanto ci vorrebbero almeno 200 pagine e io non le ho. Sempre attraverso il telefono raggiungo Rosa Urciuoli e gli chiedo una sua impressione sulla Rosamarina, un qualcosa che la emoziona in particolare e lei mi dice: "Che dirti, per me è una tradizione bellissima. Noi aspettiamo la frasca prima di Pasqua e poi loro, vengono il pomeriggio di Pasqua a suonare e noi con la famiglia riunita li accogliamo per far festa insieme e offrendo un buon vino o altro. Poi si passa all'offerta che ogni volta e' un vero e proprio piacere". E' emozionata e continua con trasporto, aggiungendo: "Loro trasmettono una sana allegria, vedi, queste tradizioni sono belle, in quanto tramandate da padre in figlio. Provo un piacere particolare, nel vedere soprattutto i giovani cimentarsi". L'emozione e' sempre piu' palpabile e chiude cosi': "Personalmente, in particolare porto nel cuore Sabino volpe, un anziano che ho nel coro con me. Una persona eccezionale, e mi vengono le lacrime adesso". Saluto Rosa e la ringrazio per la sua testimonianza, per l'emozione che ci ha regalato. La Rosamarina in un certo senso e' per alcuni e purtroppo anche un tuffo in un passato che si vorrebbe dimenticare, puo' essere paragonata a una macchina da presa che filma il tempo che inesorabile scorre davanti all'obiettivo. Ho contattato anche Mariagrazia Iannaccone che mi ha detto a proposito della Rosamarina: "Adesso mancherà, eccome se mancherà, non ci sara' la fretta dei ragazzi che mangiano giusto qualcosa perché devono aggregarsi ognuno alla propria squadra". E' molto emozionata si ferma un attimo e poi aggiunge: " Mia figlia Melania mi ha spedito un video da Urbino, mentre e' impegnata a cantare una strofa della Rosamarina". Si ferma un attimo e poi conclude cosi': "Credo che si stanno prodigando ognuno nell'esecuzione di una strofa, metteranno poi insieme le varie performance realizzando un video che manderanno al gruppo della Rosamarina. Questo i piu' giovani, mentre gli anziani lo faranno ognuno con un augurio di buona Pasqua. Ringrazio Mariagrazia, come le altre testimonianze, anche la sua molto sentita, sento che in questa terra la Rosamarina ha radici molto profonde, un vero e proprio cuore che batte in un petto forte e tenace. La tradizione e' al sicuro in questi giorni insicuri e scusatemi il gioco di parole ma e' cosi. In questo tempo senza futuro non cade nel nulla la tradizione e, anzi, diventa punto di unione tra i vari centri della Valle del Sabato dove da secoli ritorna ogni anno ad allietare la festa di Pasqua. Per quello che riguarda Santo Stefano del Sole non ha nulla da temere S. Vito, la comunita' c'e', oggi, si ritroveranno sul web e non tra i vicoli, o nella piazza, ma si ritrovera'. Mi dicono che: " A Santo Stefano del Sole la Rosamarina e' come l'inno di Mameli per gli italiani". Per i santostefanesi che vivono fuori la "Frasca" e' stata esposta nelle citta' di Modena, Milano, Torino, Roma, Boston, Londra, New York. Che cos'e' la "Frasca"? E' un ramo di abete al quale si applicano degli agrumi. Come si procurano? Lo fanno per la comunita' potatori d'esperienza con ottime conoscenze del territorio, in modo da localizzare le abetaie del circondario e raccogliere solo i rami secondari. Questi misurano circa un metro di lunghezza. Caratteristica fondamentale, le fronde di codeste "Frasche" debbono formare una sorta di ventaglio naturale, il cui manico è costituito dal rametto principale. Una volta che le "Frasche" giungono in paese con l'aiuto di una retina o busta si contengono le due arance e il limone e un bigliettino con scritto: "Nel rituale rosmarino pasquale il Comitato Festa augura buone feste”. Un tempo invece gli agrumi venivano fissati alla "Frasca" con un filo di spago, naturalnente si sceglievano gli agrumi attentamente e si controllava se il picciolo avrebbe resistito. Mi fermo qui e vi posso assicurare che tutto questo e' solo l'inizio di una storia infinita, si, infinita e con un posto al Sole.

Cesare Ventre Il Quotidiano del Sud 12/04/2020

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Categories: Santo Stefano del Sole

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