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La leggenda delle origini Irpine

Posted by Actaea on June 18, 2019 at 11:00 AM

Si narra che qualche secolo prima della nascita di Cristo una delle 4 tribù sannitiche, gli Hirpini, decisero di abitare una terra, ricca di insiedie ma fertile di speranza, che da allora si chiamò Hirpinia.

Questa tribù pare fosse dotata di abili artigiani e mostrasse un vistoso orgoglio per le proprie tradizioni. Gente di carattere, adatta agli spigolosi climi dell’Appennino e pronta ad affrontare qualsiasi asperità.

Si chiamavano Hirpini, perché nell’antica lingua osca, Hirpus significava “lupo”.



Già il lupo! Per loro era una divinità, in epoca romana fu associato al dio Marte, rappresentava l’identità di un popolo pronto a tutto pur di difendere la propria terra. Gli Hirpini pare fossero veramente feroci come lupi. Spesso scendevano dai monti per fare razzia dei villaggi in pianura o in prossimità del mare. Poi se ne tornavano sulle creste montuose portando con sé la preda. Solo l’esercito romano riuscì a tenerli a bada nella prodigiosa battaglia di Aquilonia.

Molti secoli dopo, un giovane nobile vercellese, spinto dalla fede e dal desiderio di avventura, abbandonò la sua casa e si diresse verso la Spagna, Santiago de Compostela, il suo primo vero pellegrinaggio! Pare avesse solo 14 anni!

Questo viaggio fu molto intenso, al punto che trasformò la sua vita in maniera radicale. Dopo 5 anni tornò in Italia e si rimise in viaggio attraversando il Meridione. Nel frattempo aveva scelto la vita monastica ed era alla ricerca della sua spiritualità. Pellegrino o vagabondo non sappiamo dirlo…era semplicemente in cammino… finché decise di intraprendere il viaggio più importante della sua vita: la Terra Santa.

Sempre più forte cresceva il desiderio di incontrare Dio in quella terra straordinaria che custodiva i luoghi raccontati dalla Bibbia.

Ma giunto ad Oria, in provincia di Brindisi, incappò in un branco di briganti, che delusi dallo scarno bottino, lo percossero riducendolo in fin di vita. Il giovane, Guglielmo, questo pare fosse il suo nome, vide in quell’esperienza un segno della Provvidenza, non doveva partire! Doveva rimanere in Italia!

Confuso e perplesso, si mise in preghiera, attraversando villaggi e santuari della Lucania. Stanco del suo pellegrinare senza meta si rifugiò sul selvaggio monte chiamato Partenio, nella pericolosa terra dove abitavano gli antichi Hirpini. Qui si rifugiò nella vita eremitica, suscitando la curiosità dei villaggi circostanti. Correva l’anno 1118.

Una notte, in un sogno Maria, la Madre del Signore, gli chiese di costruire una Chiesa in suo onore. Gugliemo, appena sveglio si mise a lavoro e scavate le fondamenta, caricò di pietre la sua fedele asina al fine di ultimare al più presto il suo progetto. Sulle ispide pendenze del monte Partenio, Gugliemo sfidava la gravità aiutato dal suo animale da soma. Ma un feroce lupo sbucando all’improvviso da un cespuglio sbranò la povera asina privando il giovane dell’unico aiuto di cui era provvisto.

Eh sì! Quella era L’Hirpinia, terra di lupi feroci, dove a vincere era la legge del più forte! Aveva però fatto una promessa alla Madre del Signore, come non poterla adempiere?

Guglielmo si mise in preghiera, intensamente chiese al Signore di mostrargli una strada, un sentiero, una meta… Mentre pregava, sentì un’illuminazione nel cuore! Si alzò e si mise a correre per i boschi! Alla ricerca del feroce lupo. Era un folle!

Finalmente lo trovò addormentato sotto un faggio! Il lupo a vederlo balzò in piedi e mostrò la sua aguzza dentatura…

Ma Guglielmo senza paura si mise a rimproverarlo con severità e con amore, puntando il dito contro la sua ferocia e la violenza che portava dentro! Il lupo dopo essersi preso la ramanzina, abbassò la coda, richiuse le fauci ed andò ad accucciarsi ai piedi di Guglielmo. Il giovane monaco lo accarezzò e lo perdonò. In quel giorno Guglielmo e il lupo divennero amici.

Il lupo volendo ripagare il danno recato a Guglielmo decise di svolgere il lavoro che avrebbe compiuto l’asina. Si caricò di pietre e la costruzione presto prese forma. Dopo il lupo, presto anche molti Irpini vollero aiutare Guglielmo nel suo progetto. E così quel giovane pellegrino senza meta si trovò alla guida di una comunità di monaci, con cui fondò il monastero di Montevergine.

Non solo aveva addomesticato il lupo, ma era riuscito ad andare contro corrente, aveva trapiantato in quella terra il seme dell’Amore. Insomma quella gente non era poi così feroce come veniva descritta dalle popolazioni vicine, dietro quella scorza dura si nascondeva un grande cuore, capace di accogliere e di amare. Così l’Irpinia si trasformò presto in una terra in cui lo Spirito di Dio potesse portare nuove speranze.

Ma sappiamo quanto sia difficile per un giovane spegnere il proprio spirito di avventura. Guglielmo era pellegrino non per scelta ma per vocazione! Lo voglia di rimettersi in cammino presto di fece sentire. Lasciò Montevergine ma rimase in Irpinia, divenne pellegrino di questa terra. Si rifugiò eremita in prossimità del Lago Laceno. Dove pensava di costruire un nuovo monastero. Ma il Signore gli fece capire che non era quello il luogo in cui iniziare una nuova avventura.

Sceso a valle si fermò al Goleto, e per superare le intemperie dell’inverno trovò rifugio nella cavità di un albero. Nelle sue lunghe veglie di preghiera capì che quello era il luogo dove fondare un nuovo monastero. Al Goleto monaci e monache, ispirandosi alla regola di San Benedetto, hanno custodito per secoli gli insegnamenti di Guglielmo.

tratto : https://giuseppecestone.wordpress.com/la-leggenda-delle-origini-irpine/

Categories: Irpinia

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