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Serino, sulle tracce di Annibale

Posted by Actaea on June 14, 2018 at 6:50 AM

Annibale Mezas, il cartaginese che con i suoi elefanti fece tremare Roma. Livio, Plinio, Devoto, Mommsen e tanti altri autori noti e meno noti, anche di recente generazione, ci hanno tramandato vittorie e sonanti sconfitte di quest’uomo. Cos'altro aggiungere. Di Annibale immaginavo di conoscere tutto o quasi. Mi sono dovuto ricredere dopo aver letto l’articolo “Sulla tomba del Generale”, di Paolo Rumiz, apparso un paio di anni fa su Repubblica, e di aver scoperto che esiste un monumento a lui dedicato dal fondatore dell’attuale Turchia, Ataturk, nel 1934.



“Esso non è una tomba,” scrive al riguardo Rumiz, “è solo un monumento, ma è tutto quello che rimane di lui. Sei stradine concentriche portano a una roccia con incisa la sua faccia sul lato del tramonto. Intorno, una corona di cipressi. All’inizio di ogni sentiero, una lapide in una lingua diversa…”. Quella in lingua italiana cita testualmente: “Annibale 247 a.C. – 183 a. C.. Questo monumento è stato costruito come espressione di apprezzamento per il grande generale nel centesimo anniversario della nascita di Ataturk”. Appunto, nel 1934…

Annibale sconfisse i Romani dopo aver ricevuto come rinforzi degli elefanti a Barletta, Seguì poi la sconfitta di Zama, e la fuga in Asia Minore... Quando, infine, seppe che Prussia re della Bitinia stava per consegnarlo al nemico preferì suicidarsi con il veleno, e lo fece in un luogo in quel tempo chiamato Libyssa. Correva l’anno 183 a. C..

Siamo nell’odierna Gebze. La roccia è a vista su una collina coronata di cipressi. Sullo sfondo, il Mar di Marmara. Oggi il mondo ha quasi dimenticato Annibale. Nonostante ciò l’articolo di Rumiz mi ha fatto tornare indietro negli anni in cui i nonni mi raccontavano storie leggendarie di quest’uomo, ma mai della sua tragica fine. Lo vengo a sapere grazie a Giovanni Brozzi (autore di Scipione e Annibale, Laterza) il quale scrive: “Bevendo egli stesso il veleno, muore Annibale in Bitinia, presso un luogo chiamato a nome Libyssa, avendo pensato di morire nella libera terra natale…”. Cartagine, dopo Zama, cadde e passò sotto il dominio di Roma. Allo stesso tempo Annibale si suicidò in terra straniera. Questi i fatti. A noi piace immaginare, invece, che quella terra scelta per morire gli appartenesse o almeno che rappresentasse qualcosa che in qualche modo lo legava ai circa quattro anni trascorsi tra le mura di Sabazia. E qui mi tornano in mente i racconti dei miei nonni i quali, spinti da chissà quale sconosciuto motivo, del Cartaginese dicevano un gran bene. Quanto alla storia abbiamo un testo di Riziere Di Meo, nativo di Volturara, il quale (in La storia di Volturara), ipotizza che dopo la schiacciante vittoria di Canne 216 a. C., temendo la reazione di Roma e in attesa dei rinforzi da Cartagine, avrebbe (il condizionale è d’obbligo) portato il suo esercito a svernare nella più sicura Piana del Dragone (Volturara), stabilendo la sua sede di comando tra le mura amiche di Sabazia.

Stupisce perciò come gli allora ‘Abitanti del Sabato’, siano stati ospitali, pur sapendo che Roma, prima o poi, non sarebbe rimasta indifferente. E i fatti confermano quanto accennato e cioè per aver dato ospitalità ad Annibale ed ai suoi Generali, questi Sabatini pagarono un alto prezzo di uomini e di libertà. Secondo alcuni, Sabazia, già colonia di Roma (fin dal 287 o giù di lì;), si vide privare di ogni privilegio ed autonomia. Ma non è ancora finita qui. Nel 1710, il poeta Leonardo di Capua su Sabazia compose tredici terzine. Qui facciamo nostra quella che cita: “Fu di rotondità quasi perfetta / come mostram le forti antiche mura / rovinate dal tempo e da vendetta…”. Chiaro il riferimento alla ferocia rappresaglia dei Romani.

Poi c’è Liternum. Paese natale del console Scipione. Del vincitore di Zama abbiamo un verso nell’inno nazionale che cita: “dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa”; ma anche di Scipione molti non sanno che Annibale gli aveva ammazzato il genitore e un fratello, in battaglia s’intende, e soprattutto per il modo che pose fine alla sua vita. Nella Storia di Roma si narra che fu dai Senatori condannato all’esilio per aver coperto le malversazioni di un suo parente (tempi che vai tempi che trovi!). Quando si dice il destino. Scipione, detto l’africano, morì lo stesso anno 183 a. C., pare dopo aver appreso della morte del suo grande avversario Annibale. Si dice che sulla sua tomba sia stato piantato un ulivo tuttora esistente, si dice anche che un serpente vegli il suo corpo. La citazione è di Plinio (Storia di Scipione, XVI, 234). Sarà poi vero?

Passiamo adesso ad esaminare le uniche due testimonianze che ci rimandano ad una possibile presenza a Serino di Annibale, in un periodo che varia dal 216 al 202 a. C.. La prima ci rimanda al citato Catasto Angioino ove ci viene indicato il tratto Uccolo-Sambuco-Volturara, col toponimo di Strada di Annibale. Trattasi di un sentiero ciottolato-sterrato che partendo dal casale Buonuomini si arriva, in poco meno di mezz’ora, a Volturara. L’altra, anche se riduttiva come prova, è data dal casuale rinvenimento di alcune lucerne persiane, africane, e romane, risalenti, datate, appunto, tra il II e il I secolo a. C..




Dopo la sconfitta di Zama, Annibale prese la via per l’Armenia e poi per Libyssa sul Mar della Marmara. Cioè proseguì per quegli stessi luoghi che ci rimandano a quel Sabatha o Sabazio, capostipite. E’ possibile, sarebbe opportuno chiedersi, che, secondo quanto riportato dallo storico di Volturara, Di Meo, i quattro anni trascorsi da Annibale tra questi ‘Abitanti del Sabato’ siano stati un periodo sufficiente per mescolare costumi e tradizioni? Possibile che in quattro anni di permanenza non sia successo niente? Nessun matrimonio misto? Nessuna nascita? Cioè, niente di niente? Se sì, dobbiamo in tal caso credere che questo mescolamento abbia influito non poco sulle scelte poi fatte dal Cartaginese, incluso quella di andare a morire in una terra ove non vi aveva mai messo piede! D’accordo. Sono solo supposizioni. Si dà però il caso che (secondo Strabone) Sabatha o Sabazio proveniva da quelle parti, essendo nato nella terra di Phrigia, ai confini con la Bitinia e non molto distante da Libyssa.

Non ci resta perciò tramandare le poche certezze che abbiamo (Strada di Annibale e lucerne africane), incluse quelle poco attendibili che vogliono che l’illustre ospite abbia giaciuto con molte giovani e belle donne del Sabato. Infine c’è questo Sabatha o Sabazio. Per noi si stabilì qui da noi in quanto gli era bastato poco per scoprire di essere capitato in un luogo con ai lati i Sanniti, gli Irpini, gli Bruzi ed i Lucani. Una circostanza che spiegherebbe anche la scelta del luogo, ieri come oggi rimasto piuttosto isolato dalle principali vie di comunicazione; insomma, fino a pochi decenni orsono ci si arrivava a piedi o sul dorso di un mulo.

Ora posso anche smettere di fantasticare, di raccontare, ma non troppo, alle future generazioni la favola della gallina dalle uova d’oro, anche questa tramandataci come storia vera, che vuole che una gallina tutta d’oro, nelle notti di luna piena, se ne andava in giro per la Civita (Sabazia) con i suoi pulcini anch’essi d’oro. Favole. L’unico merito è stato quello di averci fatti crescere! Ecco perché adesso mi è ancora più difficile spiegare che la storia di Annibale non può finire così. Lo stesso vale per Sabatha o Sabazio, vedi Sabazia Anquillara nel Lazio, vedi Sabazia (Savona) in Liguria. Altre storie!

Di tanto in tanto vado vin là, per rifarmi gli occhi. E tutte le volte che ci vado rifaccio la via che porta al Terminio. Passo per il Cerreto, supero il Matruneto e il Carpino. Al Tornante svolto a destra e trovo che i margini sono punteggiati di rovi, qua e là cumuli ‘e munnezza. Altri segni dei tempi. Ecco, per cui, quando poi supero il ponticello sopra il Sambuco e arrivo sotto le antiche mura di Sabazia, mi rendo conto quanto sia importante resistere. Tranquilli. Quelle mura continueranno ad essere gli occhi di tutti i Serinesi per altri mille anni, ancora.


DI Ottaviano De Biase : https://www.facebook.com/photo.php?fbid=796764617179174&set=pcb.796766067179029&type=3&theater

Categories: Irpinia

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