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Santo Stefano del Sole, l'omicidio del parroco Don Marco

Posted by Actaea on May 10, 2018 at 12:10 PM

Il primo a cadere sotto i colpi di Laurenziello è don Marco De Feo...




Nel 1809 il parroco di Santo Stefano era don Marco De Feo il quale, durante la solenne messa della Domenica delle Palme, pronunciò contro il ribelle concittadino l’anatema della scomunica.

Decisione coraggiosa quanto inopportuna. Difatti, la pubblicazione della scomunica, a carico di Laurenziello e dei suoi compagni di merenda, segnò, scrive in proposito Colacurcio, la sua sentenza di morte. “Era il giovedì della Settimana Santa del 30 marzo 1809”, scrive in proposito Colacurcio, “e don Marco, di buon mattino, come si sa, in tal giorno ogni Arciprete o Parroco rurale va di persona o manda un altro sacerdote nella città, dove risiede il Vescovo, per fornirsi de’ nuovi Olii Santi, che si consacrano. E recarsi in Avellino e provvedere degli Olii. Era accompagnato da un garzoncello chiamato Gaetano Feola, e non pensava per nulla alla imminente sua tragica fine. Giunto in quel punto della strada rotabile, dove questa s’incrocia con la strada mulattiera che da Cesinali mena alla contrada Serra, la quale si dice in quel punto Cupale, ecco sbucare da un angolo cinque briganti con Lorenziello alla testa. Uno di costoro afferrò il cavallo per le briglie e lo tenne fermo. Don Marco per l’emozione restò muto di fronte a un arrogante Lorenziello. “È giunto il tempo di farti pagar cara la scomunica che hai lanciato contro di me, i miei compagni ed i miei amici! E rivolgendosi a Pasquale De Blasi, soprannominato Mafone, il più sanguinario della sua masnada, disse: Togli dal mondo costui! In quei supremi momenti la parola tornò sulle labbra di don Marco. Egli trasse dal petto lo scapolare della Vergine del Monte Carmelo, e, mostrandolo a’ briganti, disse: Per questa Vergine Santissima concedetemi un minuto di tempo, acciò possa chiedere a Dio perdono de’ miei peccati! Ma non fu esaudito, perché due colpi della carabina a doppia canna di Mafone, tirati a tre passi di distanza, gli trapassarono il petto, facendolo piombar giù da cavallo cadavere. […] La ferale novella giunse in S. Stefano per mezzo del Feola, e commosse profondamente tutti”.

I funerali di don Marco si tennero nella chiesa madre di Santo Stefano e ad officiarli fu lo zio don Ippolito Cocchia, di Cesinali. Il quale don Ippolito, durante l’omelia scagliò tuoni e fulmini contro Laurenziello e compagni. La taglia di 1500 ducati, appositamente posta dall’Intendente Mazas sul capo de brigante, gettò altra benzina sul fuoco…


Ottaviano De Biase : https://www.facebook.com/photo.php?fbid=789451961243773&set=a.333586776830296.1073741828.100005369280197&type=3&theater

Categories: Santo Stefano del Sole

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