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I 30 anni della piazzetta

Posted by Actaea on April 9, 2018 at 12:15 PM

Chi ricorda come si presentava la zona del paese dove attualmente c’è la piaz­zetta, di fronte all’ufficio postale e ai locali della Proloco Santostefanese?

Certamente non lo ricorderanno i giovanissimi che la frequentano abitualmente e la considerano come un sito esistente da sempre.

Anche la nostra redazione, essendo composta completamente da ragazzi, non era pie­namente a conoscenza della storia della ‘Piazzetta’. Mossi dalla curiosità suscitataci da alcune fonti storiche, in primis foto, racconti…, abbiamo, quindi, deciso di chiedere in­formazioni a chi, tale piazza, l’ha vissuta da sempre. Primo tra tutti lo storico Nicolino Fa­rese che si è reso disponibile per fornirci i materiali necessari a ricostruire questa nostra ‘lacuna storica’.

Tante volte abbiamo sentito dire: ‘scennimmo abbascio ‘o ponte?’, ‘ci verimmo abbascio o’ponte’, ma il ponte dov’è?

I meno giovani e soprattutto gli anziani hanno ancora vivo negli occhi il lungo muro/pa­rapetto del Rione “Ponte” che delimitava come un confine invalicabile il centro abitato del paese; un muro a cui, a sera, dopo un’intensa giornata di fatica nei campi, si appog­giavano i nostri contadini intenti a chiacchierare e fumare qualche sigaretta e da cui ai ragazzi di allora era vietato sporgersi per il precipizio che vi strapiombava.

Il Ponte. Si...un ponte. Dalle vecchie foto si può notare chiaramente l’arcata di quel ponte che, scavalcando il vallone della calcara, era riuscito finalmente, alla fine dell’Ottocento, ad unire in un unico nucleo urbano Piedicasale e Capocasale, rimasti per secoli in una sorta di insanabile isolamento.




E proprio lì, diventato baricentro del paese, lì dove si erano concentrate le principali attività commerciali ed era sorto l’edificio scolastico, proprio lì si sentiva il bisogno di rompere le cesure e spaziare per recuperare qualche area di cui la posizione collinare dell’abitato era stata avara. Tant’è che già agli inizi degli Anni Sessanta il muro era stato trasformato e reso più “permeabile” con la creazione di sedili, fioriere e i nuovi pali dei lampioni al neon. Ma l’aspirazione a spazi più aperti rimaneva. Un’aspirazione, questa, rimasta per anni “in pec­tore”, ossia sentita ma non espressa. Finchè non ci pensò un evento drammatico a farla riemergere e renderla di attualità.

Dopo il terremoto del 23 novembre 1980, infatti, sfruttando anche le ormai secche del ru­scello che ivi scorreva, si formò un terrapieno riversando il materiale di risulta delle demo­lizioni e dei lavori edilizi.

Si trattava, ora, solo di razionalizzare lo spazio informe del terrapieno. Passarono gli anni, finchè per iniziativa del Sindaco di allora Oscar Brini fu redatto un progetto a cura dell’ ing. Edoardo Di Gennaro, per anni Direttore Generale della Soc. Alto Calore Spa. Dal progetto venne fuori la geometria di una piazza a forma di trapezio isoscele avente la base maggio­re prospiciente la strada e a valle del rione “Casa Cioppa”. Trapezio all’interno del quale ne era ricavato un altro più piccolo che, posto al centro, disegnava una zona a verde con aiuole e fontana, lasciando ai due lati due aree più piccole adibite a parcheggio.

Nel frattempo, su proposta del nostro Renato De Vingo, nel 1985 fu dato incarico allo scultore Guido Mariani di progettare la fontana destinata ad allietare e valorizzare col suo zampillo il centro della piazza. Il Mariani era un artista prestigioso, nato a Faenza nel 1950 e laureatosi in scultura all’Accademia di Belle Arti di Napoli. Avendo allestito mostre a Mo­naco di Baviera, a Zurigo, ad Atene, in Giappone e mietuto riconoscimenti in varie parti del mondo, le sue opere si potevano e si possono ammirare nelle principali città italiane ed europee.

Nella fontana di S.Stefano Guido Mariani aveva inteso rappresentare, usando come mate­riale un “semigres” di colore azzurro, una sorta di sorgente con due scrosci d’acqua che sgorgano dal terreno, forse per richiamare le sorgenti che una volta emergevano nella vici­na zona della Calcara. Un’idea bella ma che non ha avuto molta fortuna. Forse perchè non capita o forse per un insufficiente allestimento del contesto. Intanto, benchè a lui intitolata, purtroppo il Sindaco Brini non riuscì mai a vederla all’opera: un brutto male lo stroncò all’età di 59 anni 14 dicembre 1985.

La piazza fu aperta alla cittadinanza, Sindaco l’avv. Costantino Iallonardo, nel 1987 (or sono trent’anni), ma i zampilli della fontana durarono solo qualche anno. La crisi idrica ne inibì il funzionamento. Che da momentaneo quale doveva essere si trasformò in definitivo.

Nonostante i problemi alla fontana, col tempo la piazzetta ha assunto via via una sua pro­pria fisionomia e peculiarità. Per esempio accogliendo la “Sagra della Ciliegia” fin dal suo esordio nel 1996 e arrivando ad avere una sorta di consacrazione quando, nel 2015, per­durando i lavori della piazza principale, ospitò il palco rotondo con la banda in piena Festa di S.Vito.

In conclusione, non sarà certo la storica piazza grande con i tre tigli ad essere insidiata, ma, di sicuro, si può senz’altro affermare che la “Piazzetta”, come ormai è conosciuta, è entrata anch’essa nel cuore dei santostefanesi.


Articolo dal numero di marzo 2018 di Orataria (https://onedrive.live.com/?authkey=%21APCn_25UkkhXwa4&cid=2E19B359081AEEAB&id=2E19B359081AEEAB%21102771&parId=2E19B359081AEEAB%2197636&o=OneUp)

Categories: Santo Stefano del Sole

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