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la rivoluzione nelle idee

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Santo Stefano del Sole subito dopo il Decennio...

Posted by Actaea on November 13, 2018 at 3:25 AM Comments comments (0)

Santo Stefano (l’aggiunta di “del Sole”, è del 1860) svolse un ruolo marginale durante la rivoluzione del 1820 e del 1821 per il semplice motivo che, essendo trascorsi soli otto anni dall’impiccagione del noto bandito e pluriomicida Lorenzo De Feo, detto Laurenziello, il paese stentava a  risollevarsi.




Ciò nonostante, nel marzo del 1821, come per tutti i Comuni del circondario, gli abitanti furono ugualmente chiamati a darsi un nuovo assetto politico ed amministrativo. Per cui, al seguito delle emanate disposizioni governative, si procedette ad escludere quanti avevano preso parte alla rivolta del precedente luglio 1820, dopodiché si diede luogo alla composizione del nuovo Quadro degli Eleggibili e dello stesso Decurionato.

Quadro degli Eleggibili

Angelo De Feo, di anni 66, Medico.

Angelantonio De Feo, di anni 45, Proprietario.

Alessandro De Feo, di anni 50, Proprietario.

Angelo De Feo, fu Aniello, di anni 51, Proprietario.

Arcangelo Romano, di anni 48, Proprietario.

Antonio Pisacreta, di anni 32, Proprietario.

Bartolomeo De Feo, di anni 48, Proprietario.

Carmine Fiore, di anni 61, Proprietario.

Domenico Gallicano, di anni 42, Sindaco.

Domenico Petretta, di anni 42, Proprietario.

Felice Romano, di anni 50, Proprietario.

Francesco De Feo, di anni 50, Proprietario.

Francesco Antonio Colacurcio, di anni 49, Proprietario.

Giuseppe Spina, di anni 48, Proprietario.

Giovanni Vinco, di anni 53, Proprietario.

Giovanni De Feo, di anni 61, Proprietario.

Gennaro Fiore, di anni 27, Proprietario.

Giovanni Battista Fiore, di anni 40, Proprietario.

Lorenzo De Feo, di anni 53, Proprietario.

Lorenzo Pisacreta, di anni 36, Proprietario.

Marino De Feo, di anni 50, Proprietario.

Matteo De Feo fu Aniello, di anni 56, Esattore.

Matteo Vitale, di anni 45, Proprietario.

Nicola Mastroberardino, di anni 48, Proprietario.

Paolino Romano, di anni 56, Proprietario.

Pietro Romano, di anni 36, Proprietario.

Pietrangelo Romano, di anni 66, Proprietario.

Raffaele De Feo, di anni 57, Proprietario.

Saverio Cioppa, di anni 62, Proprietario.

Salvatore Pisacreta, di anni 58, Proprietario.

Vincenzo Pisacreta, di anni 53, Proprietario.

Angelo Romano, di anni 46, Cassiere.

Composizione del nuovo Decurionato

Domenico Gallicano, Sindaco.

Angelo De Feo, Decurione dal 1817, confermato.

Arcangelo Romano, Decurione dal 1812, confermato.

Felice Romano, Decurione di nuova nomina.

Giovanni Vinco, Decurione dal 1818, confermato.

Francesco De Feo, Decurione di nuova nomina.

Lorenzo Pisacreta, Decurione di nuova nomina.

Matteo Vitale, Decurione dal 1817, confermato.

(di Ottaviano De Biase : https://www.facebook.com/photo.php?fbid=919613708227597&set=a.333586776830296&type=3&theater )

Oltre il boicottaggio

Posted by Actaea on October 19, 2018 at 4:20 AM Comments comments (0)

“Si può vivere nel paese più democratico della terra, ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi.” (IGNAZIO SILONE )

Il boicottaggio è un'azione individuale o collettiva coordinata avente lo scopo di isolare, ostacolare e/o modificare l'attività di una persona, o quella di un gruppo di persone, uno strumento entrato nell'uso comune fortunatamente per battaglie etiche e per un positivo cambiamento.

Il funzionamento del boicottaggio è molto semplice, per danneggiare una persona, una compagnia, un'organizzazione o un' associazione, si evita d'interagire con essa.

Per quanto possa sembrare semplice, la forza del boicottaggio sta nel numero,se ad agire è il singolo, a poco o a nulla sarà valso lo sforzo, quando invece è un gruppo di persone allora i risultati saranno evidenti.

Di questo strumento di protesta esiste però una versione meno etica e con propositi non proprio nobili, è il boicottaggio perpetrato dai cosiddetti “giudici inquisitori”.

In ogni comunità esistono meschine figure, forse semplicemente ignoranti, che prese dal vortice del loro vittimistico senso di inferiorità sono portate a percepire gli altri come individui malevoli e rifiutanti, questi ipocriti personaggi sono in grado di esasperare ogni circostanza annullando contestualmente ogni tipo di comunicazione con le loro vittime, talmente ambigui da non riuscire nemmeno a percepire che il loro atteggiamento non è lontano dalla torbida “mentalità camorristica”. L'aspetto forse più preoccupante è che i soggetti di tali azioni vengono spesso lasciati liberi di fare, giudicare, isolare, calpestare, calunniare, nemmeno chi potrebbe reagire, chi conosce i fatti, chi non gradisce il modo, tenta di disinnescare, di contraddire e il “non sono fatti miei” risulta essere la regola.

Vi sono modelli etici che formano la mentalità camorristica e spesso l’appartenenza al gruppo e il potere maschio rispetto alla femmina fanno da padrone. E' in questo contesto che il “giudice inquisitore” con la sua mentalità camorristica viene lasciato libero di crescere e moltiplicarsi.




Non ce ne accorgiamo ma ci troviamo sempre più spesso a fare i conti con atteggiamenti quotidiani molto vicini alla “mentalità camorristica”, dove non esiste confronto, non esiste dialogo ma solo l'amico dell'amico che “mi fa il piacere”, un contesto forzato che sembra costantemente dire “o ti adegui o sei fuori”. ma attenzione perchè far finta di niente è complicità di fatto.

 


Eziologiadiunrifiuto PARTE1 (LE CAUSE DEGLI SVERSAMENTI DI RIFIUTI)

Posted by Actaea on October 18, 2018 at 4:55 AM Comments comments (0)

Da più di 10 anni ho la "fortuna" di osservare l'evolversi degli sversamenti di rifiuti su monte Faggeto a Santo Stefano del Sole con L'Albero Vagabondo. In particolare in un tratto di strada che va dallo sterrato dopo il campo sportivo di Santo Stefano del Sole alla prima curva. Il fenomeno già presente ma in maniera molto contenuta negli anni precedenti l'introduzione della raccolta differenziata si ingigantì con la rimozione dei bidoni dove si era soliti buttare il rifiuto tal quale. Da allora è stato un progressivo aumentare degli sversamenti che si sono stratificati negli anni. Le segnalazioni non si sono mai trasformate in denuncia perché molte di queste terre appartengono a privati incolpevoli e vittime degli sversamenti, ma è opportuno iniziare quanto meno a pulire il grosso. Non si sa a chi appartengano i rifiuti, fatto sta che è un fenomeno diffuso non solo a Santo Stefano, ma il territorio è il bacino di ricarica di tre acquedotti, quindi si potrebbe ipotizzare un loro coinvolgimento nella bonifica. INTANTO? Intanto iniziare a pulire l'immondizia partendo da dove si può PRIMA che I ROVI RICOPRANO TUTTO. INTANTO imparare che alcuni rifiuti possono essere portati sia all'isola ecologica, sia nei negozi quando si compra una nuova stampante potrebbe essere la prima lezione che i bambini che hanno partecipato alle feste del colore dell'Albero Vagabondo potranno dare ai grandi.



PS Il rifiuto nella foto è una sciocchezza, si potrebbe obiettare, ma è solo l'ultimo arrivato e gli va dato il benvenuto.


Da : https://www.facebook.com/www.alberovagabondo.it/photos/a.179003428807598/2275194595855127/?type=3&theater

 

La Sacra Sindone, Hitler e il Santuario di Montevergine

Posted by Actaea on September 13, 2018 at 4:05 AM Comments comments (0)

Hitler voleva rubare la Sindone: per questo tra il 1939 ed il 1946 la reliquia rimase nascosta. La decisione fu presa da Casa Savoia e dal Vaticano, che pensarono di sistemarla nell'abbazia di Montevergine, a Mercogliano (Avellino). Ancora un pagina da aggiungere alla storia del Sacro Lino, dunque. A raccontarla è padre Andrea Davide Cardin, frate benedettino, direttore della Biblioteca Statale del Santuario, che custodisce i verbali di quanto accadde in quegli anni cruciali.

Ufficialmente, lo spostamento fu concordato per proteggere la Sindone dalle bombe della guerra. In realtà per nasconderla al Fuhrer che pare ne fosse ossessionato insieme ad altri oggetti collegati alla figura di Cristo, come la lancia di Longino o il mitico Santo Graal, delle cui ricerche fu incaricato il colonnello delle SS Otto Rahn (questo timore fu palesato per iscritto nel Bollettino Diocesano del 1939 dal cardinale Maurilio Fossati, all'epoca dei fatti arcivescovo di Torino). Nel 1938 il Fuhrer venne in visita in Italia e i suoi gerarchi fecero insolite ed insistenti domande sulla Sindone, lascioando trapelare le mire personali del capo del Terzo Reich.

I Savoia avevano acquistato nel 1453 da Marguerite de Charny - che l'aveva ereditata dalla sua famiglia, feudatari di Liery, nel sud della Francia - il prezioso telo che, secondo la tradizione cattolica, sarebbe stato usato per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro.

L'allora sostituto della Segreteria di Stato Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, inviò un telegramma all'abate Giuseppe Ramiro Marcone nel quale lo invitava a recarsi a Roma per parlare con il segretario di Stato cardinale Luigi Maglione. Nel corso dell'incontro apprese il desiderio del re di far custodire a Montevergine la preziosa reliquia. Il 25 settembre del 1939 fu prelevata da Torino e portata in auto, senza scorta militare, ma sotto la vigilanza di monsignor Paolo Busa, primo cappellano e suo custode a Torino. Fu nascosta sotto l'altare del coretto da notte. Tutto si svolse in grandissimo segreto: erano al corrente della cosa il vicario don Anselmo Tranfaglia (poi abate dal 1952), il "superiore invernale" del Santuario ed il "padre sacrista", i quali, in caso d'incursione aeree, avrebbero dovuto portare la reliquia nella più protetta galleria sotterranea che univa il monastero al cosiddetto Ospizio nuovo.

Nel corso di una perquisizione del 1943 ad opera di soldati tedeschi, i monaci si ritirarono per pregare dove era custodita la Sindone. Un ufficiale, vedendoli in meditazione, ordinò di non disturbare e ciò evitò di scoprirla. Fu riconsegnata il 29 ottobre 1946, quando la monarchia non c'era più, ma su disposizioni che Sua Maestà Umberto II di Savoia aveva dato il 10 di giugno, ultimo suo giorno di regno effettivo. Da allora la reliquia è conservata a Torino.



http://www.iltimone.org/news-timone/hitler-voleva-rubare-la-sindone-e-i-savoia-e-il-va/

La Chiesa del Glorioso Patriarca San Giuseppe localitÓ Sozze

Posted by Actaea on August 16, 2018 at 3:00 AM Comments comments (0)

Il ritrovamento dell’Atto di fondazione della chiesa di San Giuseppe, sita in Santo Stefano del Sole, località Sozze, ci consente di aprire una finestra sulle sue origini. In quest’Atto di Fondazione, infatti, apprendiamo che il tutto ebbe inizio il (22 maggio 1735) “Die vigesima seconda Maij, Millesimo septesimo trigesimo quinto”. Alla presenza dei parroci Don Domenico De Feo e Don Sabato e Domenico Nigro, zio e nipoti, e dei signori Aniello e Francesco De Feo, fratelli, della stessa terra di Santo Stefano. Quel giorno, alla presenza del notaio, convennero edificare “nel luogo comunemente detto Le Sozze”, una cappella sotto il titolo del Glorioso Patriarca San Giuseppe “per loro devotione e commodo … con esserne esse parti compadroni e fondatori a successione loro eredi e successori con doverla edificare, adornare e provvedere del suppellettile necessario per il sacrifico di messa a annuale spese, cioè ogni una d’esse parti per terza parte, e dotarla del fondo di ducati centocinquanta”, eccetera.




Alla cerimonia di apertura prese parte il Vescovo della città di Avellino, che la benedisse.

Un altro documento, altrettanto interessante, a cui siamo pervenuti, è quello del 16 novembre 1829, giorno in cui gli eredi rinnovarono, sempre davanti ad un notaio, ognuno per la sua parte, quanto sottoscritto il precedente 22 maggio 1735 dai rispettivi fondatori. Erano presenti il Dr Vitantonio De Feo del fu Gaetano, Giudice della Gran Corte Criminale di Avellino; Alessandro De Feo del fu Antonio; Antonio Rocco a nome del defunto Aniello e a nome del fratello Federico; i coniugi Vito Mastroberardino del fu Sabino e la moglie Maddalena Luciano del fu Francesco; Pietro Giovanni Luciano del fu Arcangelo; Vito Luciano del fu Paolo ed i fratelli Bartolomeo ed Antonio Luciano del fu Stefano; ultimo, Stefano D’Arco del fu Francesco.

“Tutti li soprascritti Signori – leggiamo - costituiti spontaneamente, concordemente ed in genere hanno asserito in presenza di me – è il notaio che scrive - e testimoni infrascriventi, ugualmente in questo Comune di Santo Stefano, e propriamente nella Contrada denominata Le Sozze, esiste una cappella rurale sotto il titolo del Glorioso Patriarca San Giuseppe, la quale fu fondata dagli furono fratelli germani Francesco, Pasquale e Gaetano De Feo fu Agostino, ed altri, come dall’istrumento del 22 maggio millesettecentotrentacinque”.

Quella cappella andò distrutta al seguito del terremoto del 23 novembre 1980. La nuova chiesa fu inaugurata il 20 dicembre 1998.



Notizie tecniche:

Progetto esecutivo n.318 del 5-12-1996. Importo totale £. 270.000.000. Affidamento ed esecuzione: Ing. Sorice Aniello. Ditta affidataria: Impresa De Mattia Antonio & Figli. Inizio lavori: marzo 1997 - Fine lavori: dicembre 1998.

Inaugurazione: 20 dicembre 1998: S.E. Antonio Forte, Vescovo di Avellino; Don Vincenzo Savignano, Parroco di Santo Stefano Del Sole; Dr. Renato Stranges, Prefetto di Avellino; Sig. Vito Vingo, Sindaco di Santo Stefano; Sig. Michele Boccia, Sindaco di San Michele di Serino; Sig. Michele Langastro, Presidente della Comunità Montana Serinese-Solofrana.

Comitato Festa, Anno 1998: Gaetano De Feo, Isidoro De Luca, Vittorio Di Mauro, Antonio Napoletano, Elio Romano, Taddio Filomeno.

Comitato Parrocchiale: Gloria De Cicco, Orietta De Feo, Giovanna Petretta, Mariangela Petretta, Rosaria Vingo, Maria Pia Saolino.

Il progetto nasce sotto l'amministrazione Costantino Iallonardo, Sindaco di santo Stefano; Costantino Farese, Vice Sindaco; Lucia Anna Iallonardo, Assessore; Ruggiero Capobianco, Tecnico incaricato.


(di Ottaviano De Biase https://www.facebook.com/ottaaviano.debiase/posts/723334517855518 )

La finta bella vita che molti sentono il bisogno di mostrare

Posted by Actaea on July 11, 2018 at 6:00 AM Comments comments (0)

Ci sono persone che sentono così fortemente il bisogno di apparire, di ostentare ciò che non sono o che non hanno, che finiscono per perdersi.




Quando ci si lascia sedurre dalle tentazioni dell’ego e della vanità, si parte per un viaggio di sola andata.

Solo sullo schermo.

Sono tanti coloro che vivono di inganni, di grandi e piccole menzogne che fanno perdere il senso della realtà.

Con il passare del tempo sarà sempre più difficile essere se stessi.

E così tutta una serie di illusioni, di specchietti per le allodole, viene postata sui social network, sperando di “far colpo”, di brillare.

Si finge un coraggio che non si possiede, una felicità che non si prova, una forza che non si ha.

La competizione per voler sembrare il migliore tiene tutti avvinti e nessuno si rende conto, che sono in realtà, già tutti sconfitti.Si pubblicano foto su foto, manipolate, ritoccate, ci si vuole mostrare perfetti, si cerca approvazione…

Tutti pittori di quadri che deformano la realtà, che non somigliano ai legittimi proprietari.

La corsa ai like, cambia e stravolge i connotati.

I profili sono così perfetti, le persone così felici, le foto così belle, il cibo così gustoso, i selfie così riusciti, le feste le più chic, gli amici i più sorridenti, le famiglie tutte così pulite, i posti di lavoro tutti così potenti…

Romanzi meravigliosi di viaggi, di ricordi, i vestiti più costosi:

la miglior vita possibile!

Infine tutto questo diventa una sorta di dipendenza e si tende ad esagerare sempre di più.

È triste prendere atto che attualmente il livello di di felicità, la realizzazione e il successo di una persona, dipendano dal numero di cuori e like sul suo profilo…

E non dimentichiamo che spesso arrivano da perfetti sconosciuti che probabilmente non incontreranno mai.

È triste prendere atto che questi comportamenti, oltre ad illudere tanti, creano disagi e frustrazioni in tanti altri.

Questa falsa prosperità che spesso si vede nella vita degli altri, si cerca di materializzarla anche nella propria, senza riuscirci.

Ma la vita non è perfezione, non può esserlo e questo dovrebbero saperlo tutti.

I social portano alla luce un’invidia tra le persone spaventosa.

Tutti quelli con la finta bella vita, si stupiscono di quanto diffusa sia, eppure loro stessi con il loro atteggiamento ne provocano la diffusione.

È quello che desiderano: essere invidiati.

Ma se si sente il bisogno di cambiare quello che si è, di nascondere le proprie verità per adattarle al mondo, non si sta scegliendo una strada più facile verso la felicità. Non è così che si diventa migliori, più felici, accettati ed amati.

Quando si cerca di sembrare grandi su qualcosa che non si è costruito, la caduta è certa e la piccolezza verrà esposta un giorno.

È l’anima che dovrebbe essere grande e felice e non quella foto ritoccata sui social network

Non lasciate che la vanità vi impedisca di camminare sui sentieri della verità.

Solo la verità deve essere mostrata, anche se non vi nobilita, anche se non vi rende immensi e non vi mette su un palcoscenico, anche se non vi porta applausi.

Solo l’anima può essere nobile, grande, pulita, serena.

La nostra vera immagine è l’unica cosa che dovremmo mostrare, la più bella, la più coraggiosa, la più forte ed autentica.

 

tratto da : https://www.relinko.net/link-83-1577

 

Santo Stefano del Sole (Av) Maratonina Sport is life 2018

Posted by Actaea on July 3, 2018 at 3:55 AM Comments comments (0)

Una vera e propria passerella, lunga 10 km, per Hicham Boufars e Gilio Iannone. Patto di non belligeranza tra due atleti, due amici, due colleghi dello stesso team: International Security Service. Patto che gli ha permesso di gestirsi senza alcun affanno e di godersi il percorso (non facile) di Santo Stefano del Sole e fare proprio sia il traguardo volante (in ricordo di Siham Laraichi) sia, naturalmente, le prime due posizioni in classifica. 

(Il link per la classifica completa http://www.garapodistica.it/Santo%20Stefano%20del%20Sole/CLASSIFICA%20SantoStefano%20del%20Sole%202018.pdf )



Questo in sintesi l’andamento della gara in campo maschile, in una serata molto bella, in una paese che sa accogliere, con una organizzazione (la Polisportiva Lorenzo Toriello) che coccola ogni iscritto.

A completare l’arrivo maschile un ottimo Prisco D’Arco (Isaura) sempre una garanzia di qualità.

In campo femminile la lunga e solitaria avanzata di Janat Hanane. Alle sue spalle la vera gara, il vero confronto in rosa: tra Loredana Lamberti (Ermes-Antoniana) e Filomena Palomba (Running Club Napoli). Alla fine l’ha spuntata Loredana, facendo selezione nel terzo dei tre giri previsti (totale 10 km). Terza all’arrivo Francesca Maniaci, del team Caivano Runners.

Classifica a squadre andata al Montemiletto Team Runners.

Le gare estive hanno la loro peculiarità: la gara di Santo Stefano del Sole ne è l’esempio classico. Tutta cuore e passione, nella sua deliziosa semplicità.

(Marco Cascone)


Serino, sulle tracce di Annibale

Posted by Actaea on June 14, 2018 at 6:50 AM Comments comments (0)

Annibale Mezas, il cartaginese che con i suoi elefanti fece tremare Roma. Livio, Plinio, Devoto, Mommsen e tanti altri autori noti e meno noti, anche di recente generazione, ci hanno tramandato vittorie e sonanti sconfitte di quest’uomo. Cos'altro aggiungere. Di Annibale immaginavo di conoscere tutto o quasi. Mi sono dovuto ricredere dopo aver letto l’articolo “Sulla tomba del Generale”, di Paolo Rumiz, apparso un paio di anni fa su Repubblica, e di aver scoperto che esiste un monumento a lui dedicato dal fondatore dell’attuale Turchia, Ataturk, nel 1934.



“Esso non è una tomba,” scrive al riguardo Rumiz, “è solo un monumento, ma è tutto quello che rimane di lui. Sei stradine concentriche portano a una roccia con incisa la sua faccia sul lato del tramonto. Intorno, una corona di cipressi. All’inizio di ogni sentiero, una lapide in una lingua diversa…”. Quella in lingua italiana cita testualmente: “Annibale 247 a.C. – 183 a. C.. Questo monumento è stato costruito come espressione di apprezzamento per il grande generale nel centesimo anniversario della nascita di Ataturk”. Appunto, nel 1934…

Annibale sconfisse i Romani dopo aver ricevuto come rinforzi degli elefanti a Barletta, Seguì poi la sconfitta di Zama, e la fuga in Asia Minore... Quando, infine, seppe che Prussia re della Bitinia stava per consegnarlo al nemico preferì suicidarsi con il veleno, e lo fece in un luogo in quel tempo chiamato Libyssa. Correva l’anno 183 a. C..

Siamo nell’odierna Gebze. La roccia è a vista su una collina coronata di cipressi. Sullo sfondo, il Mar di Marmara. Oggi il mondo ha quasi dimenticato Annibale. Nonostante ciò l’articolo di Rumiz mi ha fatto tornare indietro negli anni in cui i nonni mi raccontavano storie leggendarie di quest’uomo, ma mai della sua tragica fine. Lo vengo a sapere grazie a Giovanni Brozzi (autore di Scipione e Annibale, Laterza) il quale scrive: “Bevendo egli stesso il veleno, muore Annibale in Bitinia, presso un luogo chiamato a nome Libyssa, avendo pensato di morire nella libera terra natale…”. Cartagine, dopo Zama, cadde e passò sotto il dominio di Roma. Allo stesso tempo Annibale si suicidò in terra straniera. Questi i fatti. A noi piace immaginare, invece, che quella terra scelta per morire gli appartenesse o almeno che rappresentasse qualcosa che in qualche modo lo legava ai circa quattro anni trascorsi tra le mura di Sabazia. E qui mi tornano in mente i racconti dei miei nonni i quali, spinti da chissà quale sconosciuto motivo, del Cartaginese dicevano un gran bene. Quanto alla storia abbiamo un testo di Riziere Di Meo, nativo di Volturara, il quale (in La storia di Volturara), ipotizza che dopo la schiacciante vittoria di Canne 216 a. C., temendo la reazione di Roma e in attesa dei rinforzi da Cartagine, avrebbe (il condizionale è d’obbligo) portato il suo esercito a svernare nella più sicura Piana del Dragone (Volturara), stabilendo la sua sede di comando tra le mura amiche di Sabazia.

Stupisce perciò come gli allora ‘Abitanti del Sabato’, siano stati ospitali, pur sapendo che Roma, prima o poi, non sarebbe rimasta indifferente. E i fatti confermano quanto accennato e cioè per aver dato ospitalità ad Annibale ed ai suoi Generali, questi Sabatini pagarono un alto prezzo di uomini e di libertà. Secondo alcuni, Sabazia, già colonia di Roma (fin dal 287 o giù di lì;), si vide privare di ogni privilegio ed autonomia. Ma non è ancora finita qui. Nel 1710, il poeta Leonardo di Capua su Sabazia compose tredici terzine. Qui facciamo nostra quella che cita: “Fu di rotondità quasi perfetta / come mostram le forti antiche mura / rovinate dal tempo e da vendetta…”. Chiaro il riferimento alla ferocia rappresaglia dei Romani.

Poi c’è Liternum. Paese natale del console Scipione. Del vincitore di Zama abbiamo un verso nell’inno nazionale che cita: “dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa”; ma anche di Scipione molti non sanno che Annibale gli aveva ammazzato il genitore e un fratello, in battaglia s’intende, e soprattutto per il modo che pose fine alla sua vita. Nella Storia di Roma si narra che fu dai Senatori condannato all’esilio per aver coperto le malversazioni di un suo parente (tempi che vai tempi che trovi!). Quando si dice il destino. Scipione, detto l’africano, morì lo stesso anno 183 a. C., pare dopo aver appreso della morte del suo grande avversario Annibale. Si dice che sulla sua tomba sia stato piantato un ulivo tuttora esistente, si dice anche che un serpente vegli il suo corpo. La citazione è di Plinio (Storia di Scipione, XVI, 234). Sarà poi vero?

Passiamo adesso ad esaminare le uniche due testimonianze che ci rimandano ad una possibile presenza a Serino di Annibale, in un periodo che varia dal 216 al 202 a. C.. La prima ci rimanda al citato Catasto Angioino ove ci viene indicato il tratto Uccolo-Sambuco-Volturara, col toponimo di Strada di Annibale. Trattasi di un sentiero ciottolato-sterrato che partendo dal casale Buonuomini si arriva, in poco meno di mezz’ora, a Volturara. L’altra, anche se riduttiva come prova, è data dal casuale rinvenimento di alcune lucerne persiane, africane, e romane, risalenti, datate, appunto, tra il II e il I secolo a. C..




Dopo la sconfitta di Zama, Annibale prese la via per l’Armenia e poi per Libyssa sul Mar della Marmara. Cioè proseguì per quegli stessi luoghi che ci rimandano a quel Sabatha o Sabazio, capostipite. E’ possibile, sarebbe opportuno chiedersi, che, secondo quanto riportato dallo storico di Volturara, Di Meo, i quattro anni trascorsi da Annibale tra questi ‘Abitanti del Sabato’ siano stati un periodo sufficiente per mescolare costumi e tradizioni? Possibile che in quattro anni di permanenza non sia successo niente? Nessun matrimonio misto? Nessuna nascita? Cioè, niente di niente? Se sì, dobbiamo in tal caso credere che questo mescolamento abbia influito non poco sulle scelte poi fatte dal Cartaginese, incluso quella di andare a morire in una terra ove non vi aveva mai messo piede! D’accordo. Sono solo supposizioni. Si dà però il caso che (secondo Strabone) Sabatha o Sabazio proveniva da quelle parti, essendo nato nella terra di Phrigia, ai confini con la Bitinia e non molto distante da Libyssa.

Non ci resta perciò tramandare le poche certezze che abbiamo (Strada di Annibale e lucerne africane), incluse quelle poco attendibili che vogliono che l’illustre ospite abbia giaciuto con molte giovani e belle donne del Sabato. Infine c’è questo Sabatha o Sabazio. Per noi si stabilì qui da noi in quanto gli era bastato poco per scoprire di essere capitato in un luogo con ai lati i Sanniti, gli Irpini, gli Bruzi ed i Lucani. Una circostanza che spiegherebbe anche la scelta del luogo, ieri come oggi rimasto piuttosto isolato dalle principali vie di comunicazione; insomma, fino a pochi decenni orsono ci si arrivava a piedi o sul dorso di un mulo.

Ora posso anche smettere di fantasticare, di raccontare, ma non troppo, alle future generazioni la favola della gallina dalle uova d’oro, anche questa tramandataci come storia vera, che vuole che una gallina tutta d’oro, nelle notti di luna piena, se ne andava in giro per la Civita (Sabazia) con i suoi pulcini anch’essi d’oro. Favole. L’unico merito è stato quello di averci fatti crescere! Ecco perché adesso mi è ancora più difficile spiegare che la storia di Annibale non può finire così. Lo stesso vale per Sabatha o Sabazio, vedi Sabazia Anquillara nel Lazio, vedi Sabazia (Savona) in Liguria. Altre storie!

Di tanto in tanto vado vin là, per rifarmi gli occhi. E tutte le volte che ci vado rifaccio la via che porta al Terminio. Passo per il Cerreto, supero il Matruneto e il Carpino. Al Tornante svolto a destra e trovo che i margini sono punteggiati di rovi, qua e là cumuli ‘e munnezza. Altri segni dei tempi. Ecco, per cui, quando poi supero il ponticello sopra il Sambuco e arrivo sotto le antiche mura di Sabazia, mi rendo conto quanto sia importante resistere. Tranquilli. Quelle mura continueranno ad essere gli occhi di tutti i Serinesi per altri mille anni, ancora.


DI Ottaviano De Biase : https://www.facebook.com/photo.php?fbid=796764617179174&set=pcb.796766067179029&type=3&theater

Le acque dei Monti di Santo Stefano del Sole e L' Albero vagabondo

Posted by Actaea on May 25, 2018 at 3:10 AM Comments comments (0)

Venerdì 25 maggio alle 18.00 presso la Biblioteca Comunale di Santo Stefano del Sole, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, la collaborazione de L’Albero Vagabondo e la partecipazione delle Associazioni del territorio si terrà il dibattito pubblico "Le acque dei monti di Santo Stefano del Sole". Scopo dell’incontro, attraverso l’intervento tecnico del Docente di Geologia Applicata, nonché cultore delle acque, Sabino Aquino è evidenziare l’importanza della tutela e salvaguardia da rischi di inquinamento e sovrasfruttamento della dorsale montana di Santo Stefano del Sole. Infatti, da questi monti dipendono la ricarica del bacino imbrifero delle Sorgenti Urciuoli (circa 1300 litri al secondo di portata media che vengono donate ad Acqua Bene Comune di Napoli, superiori alle famose Acquaro Pelosi di Serino che hanno una portata di 1.000 l/s ), del bacino endoreico della Piana del Dragone che ricarica le sorgenti che vanno all’Acquedotto Pugliese e dei pozzi dell’Alto Calore su Monte Faggeto.


 



La giornata si lega alla Festa del colore de L’Albero Vagabondo del 28 maggio con tutti i bambini delle scuole dell’infanzia, elementari e medie di Santo Stefano del Sole che installeranno i propri disegni sugli sversamenti di rifiuti in montagna chiedendo ai grandi di pulire i boschi e proteggere le sorgenti.

Apriranno l’incontro il Sindaco Franco Urciuoli e la Dirigente Scolastica dell’Istituto Comprensivo di Aiello del Sabato Elena Casalino. Seguirà l’intervento centrale di Sabino Aquino, Geologo, docente di Geologia applicata, "Salvaguardia da rischi di inquinamento e sovrasfruttamento nel bacino di alimentazione della Sorgenti Urciuoli emergente in agro di Santo Stefano del Sole". Chiuderà Virginiano Spiniello, presidente de L’Albero Vagabondo con "L’esperienza didattica, artistica e ambientale de L’Albero Vagabondo (2008 - 2018) e la tutela ambientale come modello di sviluppo economico locale".

Il dibattito, aperto a tutte le associazioni e i cittadini, sarà preceduto dalla lettura delle favole dei bambini delle elementari e delle medie pubblicate su www.alberovagabondo.it insieme a centinaia di favole e migliaia di disegni di tutti i bimbi che hanno accompagnato lo Spirito del Re Albero nel suo viaggio durato dieci anni per sollevare la questione degli abbandoni incontrollati di rifiuti nei boschi. Il 28 maggio, sulla Collina dell’Angelo, unico luogo in cui L’Albero Vagabondo è ritornato per cinque anni, i bambini disegneranno ancora una volta sulle tavolette invitando tutti a prendersi cura delle nostre montagne che donano l’acqua a così tante persone.

'O cuonzolo

Posted by Actaea on May 17, 2018 at 6:05 AM Comments comments (0)

Non esiste traduzione letterale di questo antico costume funerario, soprattutto ora che il cordoglio si esprime attraverso i social semplicemente con una sigla: RIP, che ho impiegato tempo a decifrare, io che utilizzo fiumidi parole anche solo per augurare il buongiorno a chi mi passa accanto.


Il cuonzolo appartiene alla genuina carnalità popolare del nostro immenso Sud e si manifesta in forme diverse sulla base territoriale, laddove il semplice cordoglio non consola, perché sempre secondo la saggezza popolare , il dolore passa attraverso lo stomaco e va nutrito sapientemente.

Esistono varie scuole di pensiero in proposito, almeno qui ad Avellino.

Il cuonzolo deve essere 'cuotto' quando si tratta di parenti o amici stretti: il brodo è la pietanza per la eccellenza in questi casi, anche se il defunto ha avuto la splendida idea di morire ad agosto, da servire subito dopo il funerale, anche se sono le cinque del pomeriggio.

Mia suocera, fine conoscitrice della usanze, usava le stelline, da cuocere nel brodo.

- Fanno più scena - diceva.

Ai parenti acquisiti tocca il cuonzolo 'cruro', quello del giorno dopo.

- Per fare bella figura ci vuole 'o lacierto ( il girello, anatomicamente parlando dei pezzi di carne) - sosteneva sempre lei , che in fatto di cuonzoli dettava legge.

Infine, c'è 'o pacchetto: zucchero e caffè, da consumarsi nei giorni a venire dalla dipartita.

Solo per i parenti lontani.

A tal proposito, mia suocera possedeva un quaderno, come vademecum, che ancora conservo affettuosamente, in cui annotava gli 'elementi consolatori', o per meglio dire, gli alimenti, che aveva ricevuto come cordoglio.

Signora Morasca: 1kg di caffè, 1kg di zucchero.

Signora De Napoli: 1 kg di scamorze, due succhi di frutta.

E via discorrendo...

Io le fungevo da segretaria, perché immancabilmente non trovava mai gli occhiali, quando bisognava compiere il rito.

- Aggiungi che il caffè è scadente - o - la carne è di terzo taglio - dettava, attenta ai particolari, per ricambiare allo stesso modo quando sarebbe stato tempo.

- Vabbè - le spiegavo io - lo metto tra parentesi.-

- Quali parenti, quella è venuta sola! -

Angea, la salumiera per antonomasia, ancora oggi, quando i clienti chiedono lo zucchero e il caffè, chiede: - Per lutto o per malattia? -

Perché se il destinatario è affranto, il pacchetto deve essere rigorosamente fatto con la carta del pane, quella morrone, se invece è per un fresco operato, ci vuole la carta bianca, decorata a pallini, tipo pasticceria.

V'avissev sbaglià.


https://www.facebook.com/evita.peron.10?hc_ref=ARR0E3DTDXkdKCVz9pdJkYxdrAMtiMhkm27k1f9TcXHXl5GtEY0jNQyLblRUiplkA3E&fref=nf" target="_blank" rel="nofollow">Carmela D'Auria (tratto da facebook)  


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