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Perché gli ignoranti pensano sempre di aver ragione?

Posted by Actaea on April 15, 2019 at 6:20 AM Comments comments (0)

Quando l'oracolo di Delfi disse a Socrate che era l'uomo più saggio sulla Terra, Socrate rispose dicendo: "Io so di non sapere". Socrate sapeva che c'erano tante cose che non conosceva, ed era sicuro solo di una cosa, e cioè che in realtà non sapeva nulla. Era l'accettazione di questa condizione a renderlo così saggio. La consapevolezza di non sapere è sempre stata una rarità, ancora di più nel mondo odierno. Infatti oggi assistiamo a conversazioni in cui persone totalmente inesperte in uno specifico campo si elevano a intenditori specializzati, esprimendo forti opinioni sugli argomenti più disparati, dagli affari alla politica. Questo fenomeno, detto “effetto Dunning-Kruger”, non è una malattia mentale o una sindrome: è presente in tutti noi in diversa misura.

 

L'effetto Dunning-Kruger è un pregiudizio cognitivo, una distorsione che induce le persone con poca o nessuna conoscenza sull'argomento di cui si sta parlando, a non essere in grado – a causa della loro incompetenza – di accorgersi che il loro ragionamento, le loro scelte e le loro conclusioni sono semplicemente sbagliate. Gli psicologi Justin Kruger e David Dunning hanno pubblicato un articolo nel 1999, intitolato “Unskilled and unaware of It: How difficulties in recognizig one’s own incompetence lead to inflated self-assessments”. Questo scritto era il frutto di un esperimento.

 

 

I due psicologi hanno portato avanti una ricerca, chiedendo ad alcuni gruppi di studenti di valutare le proprie capacità logiche, grammaticali e umoristiche. Ciò che hanno scoperto è che le persone che hanno ottenuto percentuali più basse nei test di grammatica, umorismo e logica tendevano anche a sovrastimare drammaticamente il proprio livello di abilità. Questi soggetti non erano, inoltre, in grado di riconoscere i livelli di competenza di altre persone, il che è parte del motivo per cui si consideravano più capaci e più informati degli altri. Infatti, nel loro articolo, Kruger e Dunning dichiarano che questa sopravvalutazione avviene, in parte, perché questi individui non solo raggiungono conclusioni errate, ma anche perché la loro incompetenza li priva della capacità metacognitiva di comprendere le loro mancanze. Le persone che subiscono questo effetto credono di essere più intelligenti e più capaci di quello che realmente sono.

 

Questo fenomeno è qualcosa che tutti noi abbiamo sperimentato una volta nella vita, con cui abbiamo avuto a che fare attivamente o passivamente. Chiunque di noi si è imbattuto in una discussione su Internet nella quale ha incontrato qualcuno talmente convinto della propria opinione da non cambiarla nemmeno dopo una smentita pertinente e inoppugnabile. Questa mancanza di metacognizione porta l'uomo a essere ignorante della propria ignoranza. Una metaignoranza che sorge a causa di una carenza di esperienza e di conoscenza, spesso mascherata da credenze errate o da conoscenze di base incomplete.

 

Lo studio di Justin Kruger e David Dunning ha comprovato ampiamente come e perché le persone più incapaci e stupide si trovano a pensare di aver ragione. Come prova empirica della meta-ignoranza, si può osservare quanto la conoscenza incompleta e fuorviante porti le persone che subiscono l'effetto Dunning-Kruger a influenzare le loro convinzioni, le decisioni che prendono e le azioni che intraprendono. L'effetto Dunning-Kruger è anche legato all'incapacità di fare un passo indietro e di guardare il proprio comportamento e le proprie abilità al di fuori di se stessi: l'incompetenza è strettamente legata all'inettitudine. Queste persone purtroppo non sono in grado di valutare se stesse solo dal loro punto di vista soggettivo e si giudicano altamente qualificate, competenti e superiori alle altre. In psicologia, questo fenomeno è chiamato superiorità illusoria.

 

 

Facciamo un esempio pratico. Partiamo da un paragone semplice in cui la conoscenza è come un'isola, mentre la mancanza di conoscenza, ovvero l'ignoranza, è come il mare. Possiamo ben asserire che più si ottengono nuove conoscenze, più il proprio sapere aumenta, più automaticamente l'isola diventerà grande. Il mare, che rappresenta tutto ciò che non sappiamo, però è e sarà sempre infinitamente più grande dell'isola. L'isola non potrà mai raggiungere la sua estensione. Quindi non importa quanto grande sia la nostra conoscenza, ci sarà sempre qualcosa che intaccherà il nostro sapere e ci farà realizzare quante lacune possediamo. Più conoscenze abbiamo, più ci rendiamo conto che c'è una quantità infinita di nozioni nel nostro campo di cui non sappiamo nulla. Ma chi è colpito dall'effetto Dunning-Kruger semplicemente tutto questo non lo vede, perché non lo può realizzare.



 

Ci sono degli aspetti pericolosi, quasi drammatici, dell'effetto Dunning-Kruger. Se ci chiedessero di valutare quanto siamo divertenti, probabilmente non diremmo di essere dei cabarettisti o dei comici, ma quasi sicuramente riterremmo di essere più divertenti della media delle persone che conosciamo. La realtà però è che la maggior parte di noi probabilmente non è così simpatica. Ma quando ci viene chiesto di esprimere su questioni di carattere politico? In questo caso non si tratterebbe semplicemente di dare una valutazione su un aspetto individuale, ma di giudicare soggettivamente un aspetto che coinvolge la collettività. Questo effetto può portare qualcuno a convincersi di poter risolvere problemi importanti, materia di studiosi e scienziati, facendo associazioni imbarazzanti e proponendo soluzioni apparentemente facili. L'illusorietà può portare chiunque a credere di essere il più sapiente. E se questi siffatti incompetenti inconsapevoli fossero anche in contatto tra loro e fossero supportati da un gruppo di altrettanto incompetenti?

 

Il problema di chi subisce l'effetto Dunning-Kruger può in un battibaleno diventare da individuale a sociale. Ed è proprio quando non lo si può più fermare che diventa drammatico. L’unico modo per superare l'effetto Dunning-Kruger è non smettere mai di mettersi in discussione e continuare a imparare, senza crogiolarsi nel proprio piccolo sapere e continuando a scavare più a fondo. Per i due ricercatori, David Dunning e Justin Kruger, l'unico modo per liberarsi dalle sovrastrutture di questa superiorità illusoria è imparare a valutarsi più oggettivamente e migliorare costantemente la propria metacognizione. D'altro canto, le persone competenti conoscono molto bene le loro conoscenze, perché conoscono anche i loro limiti. Così come Socrate, anche Confucio disse che "La vera conoscenza sta nel conoscere l'estensione della propria ignoranza”. Più si acquisisce conoscenza, più si avrà la possibilità di riconoscere quanta strada c'è da fare, quanto mare ci circonda e quanto ancora c'è da imparare.

 

Articolo di Lucia Tedesco

https://youmanist.it/categories/cultura/effetto-dunning-kruger?fbclid=IwAR1sr7G1xeul7X3GF-JJANVYjj1OvfwXFkYVAQZ-U5gRHRpyZ4fGCoiud1w

La Pigna Pasquale dolce tipico dell'Irpinia

Posted by Actaea on April 12, 2019 at 6:20 AM Comments comments (0)

La Pigna Irpina: bella, maestosa e colorata




La Pigna Pasquale è un altro dolce tipico dell'Irpinia. Si tratta di una ciambella molto profumata grazie all’aroma di arancia e dei liquori utilizzati. Per la sua fragranza, la sua forma e il suo colore è amata sia dai grandi che dai bambini. La Pigna, infatti, è maestosa, ricorda un grosso Babà, ma soprattutto è allegra e colorata con la sua glassatura ricca di tanti diavolicchi dalle mille sfumature.

La preparazione non è difficile, ma richiede pazienza, cura e amore. I tempi di lievitazioni sono lunghi e i piú precisi rispettano la tradizionale cottura in forno a legna che ovviamente regala all'antico dolce tutto un altro sapore. Per questo chi ha voglia di portare avanti le antiche ricette di famiglia inizia a preparare la pigna con largo anticipo.

Qui di seguito vi proponiamo la ricetta pubblicata sulla pagina Facebook Ricette Irpine

Procedimento :

Si inizia con 250 gr farina, 2 dl acqua tiepida, 1/2 cubetto di lievito di birra, o 2 bustine lievito (lievitazione fuori forno), o 250 gr criscito (lievito madre). Si impastano questi ingredienti e si aspetta che il volume della pasta triplichi, lasciando riposare l'impasto a riparo da correnti. Dopo si uniscono 750 gr di farina, 5 uova, 400 gr zucchero, il succo di mezza arancia, 1 dl di latte tiepido, buccia grattugiata di una arancia, 1/2 bicchierino di strega. Si impasta energicamente, o con una planetaria e dopo si mette il composto in uno stampo molto alto. Anche in questo caso il vostro impasto deve triplicare di volume, per questo va lasciato lievitare per 24-36 ore.

Quando avrete ottenuto il risultato richiesto, infornate a forno freddo a 180° per 45-50 min (fare la prova stecchetto). Sfornare e ancora caldo decorare con naspro e diavolicchi.

Per il naspro occorre: zucchero a velo e accqua. Mettere gli ingredienti in un ppentolino a bagnomaria e cominciare a battere il composto in modo che diventi bianco, fluido e consistente. A questo punto battete ancora fino a quando mettendo un pò di naspro tra le dita questo non fili. Mettete il naspro sulla pigna (se volete fate dei buchi profondi con uno stecchetto in modo che il naspro liquido entri all'interno). Decorate la superficie con i diavolicchi e aspettate che il naspro solidifiche ed imbianchi.


http://www.avellinotoday.it/blog/sapore-d_irpinia/ricetta-pigna-irpina-dolce-tipico-pasqua.html

 

Santo Stefano e la festa della sigaretta

Posted by Actaea on March 22, 2019 at 12:35 PM Comments comments (0)

Grazie al signor Benito Cioppa, siamo venuti a conoscenza di una inusuale tradizione che alcuni nostri compaesani avevano acquisito col passare del tempo. Stiamo parlando della cosiddetta “Festa del fumo” che ogni anno, a partire dal 1988 (circa) veniva organizzata a casa del signor Pellegrino De Feo, e che era occasione per amici e non di trascorrere una serata insieme, ponendosi un obiettivo: smettere di fumare. Come ci ha raccontato il signor Cioppa, il professor Pellegrino De Feo era diventato fumatore incallito da diversi anni, tanto da arrivare a fumare ben tre pacchetti di sigarette al giorno. Così, un po' per invogliare se stesso a smettere e un po' per coinvolgere i suoi amici, decise una volta all’anno, di solito il primo sabato di dicembre, di offrire, a casa sua, una cena, a cui però era invitato solo chi era riuscito a smettere di fumare. Gli inviti venivano fatti tramite degli informatori, tra cui lo stesso Benito, che riportavano al professore De Feo i nomi di chi realmente avesse smesso di fumare, anche se però la regola non sempre valeva per tutti perché c’erano persone che erano l’anima della festa e che quindi non si poteva fare a meno di invitare.

Ovviamente la cena era un qualcosa di molto divertente, si rideva, si scherzava e si leggevano degli incitamenti verso chi era riuscito a resistere alla tentazione delle sigarette. E a quanto pare, questa cena, era davvero terapeutica in quanto tutti prendevano coraggio e decidevano seriamente di smettere di fumare. Quando però accadeva che qualcuno riprendesse il vizio, il professore De Feo non lo invitava più alla cena.




Durante lo svolgimento della serata, il sinor Benito, tra tutti, era solito fare una “ramanzina” salendo su di una sedia e tenendo una grossa sigaretta in mano fabbricata da lui e questo momento scatenava, di solito, l’ilarità di tutti. Per quanto possa sembrare strano organizzare una festa dedicata alla sigaretta, il condividere questo vizio con i propri amici portava in ciascuno una sorta di forza che lo metteva in condizione di provare a resistere alla forte tentazione delle sigarette.

Magari proporre una cosa del genere oggi potrebbe sembrare una cosa un po' insolita ma se i frutti potrebbero essere gli stessi del passato, beh, allora ci converrebbe riorganizzarla.


Articolo originario pubblicato sul numero di Oratoria ottobre 2017 https://onedrive.live.com/?authkey=%21APkjcpctumbllMI&cid=2E19B359081AEEAB&id=2E19B359081AEEAB%21102660&parId=2E19B359081AEEAB%2197636&o=OneUp

Perché gli stupidi sono sempre strasicuri

Posted by Actaea on February 5, 2019 at 9:50 AM Comments comments (0)

Facciamocela, questa domanda: noi esseri umani siamo capaci di essere obiettivi su noi stessi e sulle nostre abilità? La risposta generale è: no. In particolare, quanto più qualcuno è incompetente su un certo tema o in una certa attività, tanto più crede di essere più bravo di quel che è. Invece quelli più competenti tendono a “fare i modesti”, cioè sottostimano la loro competenza. L’effetto per cui se sei scarso su un certo tema non sai neanche di esserlo si chiama “effetto Dunning/Kruger”, dal nome dei due psicologi che lo hanno dimostrato tramite una serie di esperimenti.





Si tratta in buona sostanza di una “stupidità al quadrato”, in quanto sei stupido – sempre su un certo tema, beninteso - e lo sei talmente tanto da non capire di esserlo. Dall’altro lato, il fatto che quelli competenti siano modesti sulla loro performance si può spiegare in questo modo: costoro ritengono che la bravura degli altri sia paragonabile alla loro, e dunque non pensano di essere così bravi. In effetti, i due autori mostrano che, se ai più bravi fai vedere qualcuno dei compiti fatti dagli altri, quelli bravi capiscono meglio e diventano meno modesti e più obiettivi, in quanto si rendono conto con chi hanno a che fare!


Invece l’incompetenza è una specie di buco nero: se in un esperimento fai vedere ai somari i compiti fatti dai più bravi, i somari continuano a pensare di essere meno somari di quel che sono, perché non riescono a vedere la differenza tra compiti fatti bene e compiti fatti male.




Questa ricerca è illuminante ma anche preoccupante: se non riesci ad allenare i somari, questi resteranno tali, perché continueranno a pensare di non esserlo. C’è anche spazio per la vita difficile di Antonio Salieri: se sei bravo ma non un genio, capisci con una precisione tremenda chi è il Mozart davanti a te, e nessuna ignoranza ti salva.

Fonte ( https://www.linkiesta.it/it/article/2014/04/04/perche-gli-stupidi-sono-sempre-strasicuri/20537/

Santo Stefano del Sole subito dopo il Decennio...

Posted by Actaea on November 13, 2018 at 3:25 AM Comments comments (0)

Santo Stefano (l’aggiunta di “del Sole”, è del 1860) svolse un ruolo marginale durante la rivoluzione del 1820 e del 1821 per il semplice motivo che, essendo trascorsi soli otto anni dall’impiccagione del noto bandito e pluriomicida Lorenzo De Feo, detto Laurenziello, il paese stentava a  risollevarsi.




Ciò nonostante, nel marzo del 1821, come per tutti i Comuni del circondario, gli abitanti furono ugualmente chiamati a darsi un nuovo assetto politico ed amministrativo. Per cui, al seguito delle emanate disposizioni governative, si procedette ad escludere quanti avevano preso parte alla rivolta del precedente luglio 1820, dopodiché si diede luogo alla composizione del nuovo Quadro degli Eleggibili e dello stesso Decurionato.

Quadro degli Eleggibili

Angelo De Feo, di anni 66, Medico.

Angelantonio De Feo, di anni 45, Proprietario.

Alessandro De Feo, di anni 50, Proprietario.

Angelo De Feo, fu Aniello, di anni 51, Proprietario.

Arcangelo Romano, di anni 48, Proprietario.

Antonio Pisacreta, di anni 32, Proprietario.

Bartolomeo De Feo, di anni 48, Proprietario.

Carmine Fiore, di anni 61, Proprietario.

Domenico Gallicano, di anni 42, Sindaco.

Domenico Petretta, di anni 42, Proprietario.

Felice Romano, di anni 50, Proprietario.

Francesco De Feo, di anni 50, Proprietario.

Francesco Antonio Colacurcio, di anni 49, Proprietario.

Giuseppe Spina, di anni 48, Proprietario.

Giovanni Vinco, di anni 53, Proprietario.

Giovanni De Feo, di anni 61, Proprietario.

Gennaro Fiore, di anni 27, Proprietario.

Giovanni Battista Fiore, di anni 40, Proprietario.

Lorenzo De Feo, di anni 53, Proprietario.

Lorenzo Pisacreta, di anni 36, Proprietario.

Marino De Feo, di anni 50, Proprietario.

Matteo De Feo fu Aniello, di anni 56, Esattore.

Matteo Vitale, di anni 45, Proprietario.

Nicola Mastroberardino, di anni 48, Proprietario.

Paolino Romano, di anni 56, Proprietario.

Pietro Romano, di anni 36, Proprietario.

Pietrangelo Romano, di anni 66, Proprietario.

Raffaele De Feo, di anni 57, Proprietario.

Saverio Cioppa, di anni 62, Proprietario.

Salvatore Pisacreta, di anni 58, Proprietario.

Vincenzo Pisacreta, di anni 53, Proprietario.

Angelo Romano, di anni 46, Cassiere.

Composizione del nuovo Decurionato

Domenico Gallicano, Sindaco.

Angelo De Feo, Decurione dal 1817, confermato.

Arcangelo Romano, Decurione dal 1812, confermato.

Felice Romano, Decurione di nuova nomina.

Giovanni Vinco, Decurione dal 1818, confermato.

Francesco De Feo, Decurione di nuova nomina.

Lorenzo Pisacreta, Decurione di nuova nomina.

Matteo Vitale, Decurione dal 1817, confermato.

(di Ottaviano De Biase : https://www.facebook.com/photo.php?fbid=919613708227597&set=a.333586776830296&type=3&theater )

Oltre il boicottaggio

Posted by Actaea on October 19, 2018 at 4:20 AM Comments comments (0)

“Si può vivere nel paese più democratico della terra, ma se si è interiormente pigri, ottusi, servili, non si è liberi.” (IGNAZIO SILONE )

Il boicottaggio è un'azione individuale o collettiva coordinata avente lo scopo di isolare, ostacolare e/o modificare l'attività di una persona, o quella di un gruppo di persone, uno strumento entrato nell'uso comune fortunatamente per battaglie etiche e per un positivo cambiamento.

Il funzionamento del boicottaggio è molto semplice, per danneggiare una persona, una compagnia, un'organizzazione o un' associazione, si evita d'interagire con essa.

Per quanto possa sembrare semplice, la forza del boicottaggio sta nel numero,se ad agire è il singolo, a poco o a nulla sarà valso lo sforzo, quando invece è un gruppo di persone allora i risultati saranno evidenti.

Di questo strumento di protesta esiste però una versione meno etica e con propositi non proprio nobili, è il boicottaggio perpetrato dai cosiddetti “giudici inquisitori”.

In ogni comunità esistono meschine figure, forse semplicemente ignoranti, che prese dal vortice del loro vittimistico senso di inferiorità sono portate a percepire gli altri come individui malevoli e rifiutanti, questi ipocriti personaggi sono in grado di esasperare ogni circostanza annullando contestualmente ogni tipo di comunicazione con le loro vittime, talmente ambigui da non riuscire nemmeno a percepire che il loro atteggiamento non è lontano dalla torbida “mentalità camorristica”. L'aspetto forse più preoccupante è che i soggetti di tali azioni vengono spesso lasciati liberi di fare, giudicare, isolare, calpestare, calunniare, nemmeno chi potrebbe reagire, chi conosce i fatti, chi non gradisce il modo, tenta di disinnescare, di contraddire e il “non sono fatti miei” risulta essere la regola.

Vi sono modelli etici che formano la mentalità camorristica e spesso l’appartenenza al gruppo e il potere maschio rispetto alla femmina fanno da padrone. E' in questo contesto che il “giudice inquisitore” con la sua mentalità camorristica viene lasciato libero di crescere e moltiplicarsi.




Non ce ne accorgiamo ma ci troviamo sempre più spesso a fare i conti con atteggiamenti quotidiani molto vicini alla “mentalità camorristica”, dove non esiste confronto, non esiste dialogo ma solo l'amico dell'amico che “mi fa il piacere”, un contesto forzato che sembra costantemente dire “o ti adegui o sei fuori”. ma attenzione perchè far finta di niente è complicità di fatto.

 


Eziologiadiunrifiuto PARTE1 (LE CAUSE DEGLI SVERSAMENTI DI RIFIUTI)

Posted by Actaea on October 18, 2018 at 4:55 AM Comments comments (0)

Da più di 10 anni ho la "fortuna" di osservare l'evolversi degli sversamenti di rifiuti su monte Faggeto a Santo Stefano del Sole con L'Albero Vagabondo. In particolare in un tratto di strada che va dallo sterrato dopo il campo sportivo di Santo Stefano del Sole alla prima curva. Il fenomeno già presente ma in maniera molto contenuta negli anni precedenti l'introduzione della raccolta differenziata si ingigantì con la rimozione dei bidoni dove si era soliti buttare il rifiuto tal quale. Da allora è stato un progressivo aumentare degli sversamenti che si sono stratificati negli anni. Le segnalazioni non si sono mai trasformate in denuncia perché molte di queste terre appartengono a privati incolpevoli e vittime degli sversamenti, ma è opportuno iniziare quanto meno a pulire il grosso. Non si sa a chi appartengano i rifiuti, fatto sta che è un fenomeno diffuso non solo a Santo Stefano, ma il territorio è il bacino di ricarica di tre acquedotti, quindi si potrebbe ipotizzare un loro coinvolgimento nella bonifica. INTANTO? Intanto iniziare a pulire l'immondizia partendo da dove si può PRIMA che I ROVI RICOPRANO TUTTO. INTANTO imparare che alcuni rifiuti possono essere portati sia all'isola ecologica, sia nei negozi quando si compra una nuova stampante potrebbe essere la prima lezione che i bambini che hanno partecipato alle feste del colore dell'Albero Vagabondo potranno dare ai grandi.



PS Il rifiuto nella foto è una sciocchezza, si potrebbe obiettare, ma è solo l'ultimo arrivato e gli va dato il benvenuto.


Da : https://www.facebook.com/www.alberovagabondo.it/photos/a.179003428807598/2275194595855127/?type=3&theater

 

La Sacra Sindone, Hitler e il Santuario di Montevergine

Posted by Actaea on September 13, 2018 at 4:05 AM Comments comments (0)

Hitler voleva rubare la Sindone: per questo tra il 1939 ed il 1946 la reliquia rimase nascosta. La decisione fu presa da Casa Savoia e dal Vaticano, che pensarono di sistemarla nell'abbazia di Montevergine, a Mercogliano (Avellino). Ancora un pagina da aggiungere alla storia del Sacro Lino, dunque. A raccontarla è padre Andrea Davide Cardin, frate benedettino, direttore della Biblioteca Statale del Santuario, che custodisce i verbali di quanto accadde in quegli anni cruciali.

Ufficialmente, lo spostamento fu concordato per proteggere la Sindone dalle bombe della guerra. In realtà per nasconderla al Fuhrer che pare ne fosse ossessionato insieme ad altri oggetti collegati alla figura di Cristo, come la lancia di Longino o il mitico Santo Graal, delle cui ricerche fu incaricato il colonnello delle SS Otto Rahn (questo timore fu palesato per iscritto nel Bollettino Diocesano del 1939 dal cardinale Maurilio Fossati, all'epoca dei fatti arcivescovo di Torino). Nel 1938 il Fuhrer venne in visita in Italia e i suoi gerarchi fecero insolite ed insistenti domande sulla Sindone, lascioando trapelare le mire personali del capo del Terzo Reich.

I Savoia avevano acquistato nel 1453 da Marguerite de Charny - che l'aveva ereditata dalla sua famiglia, feudatari di Liery, nel sud della Francia - il prezioso telo che, secondo la tradizione cattolica, sarebbe stato usato per avvolgere il corpo di Gesù nel sepolcro.

L'allora sostituto della Segreteria di Stato Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, inviò un telegramma all'abate Giuseppe Ramiro Marcone nel quale lo invitava a recarsi a Roma per parlare con il segretario di Stato cardinale Luigi Maglione. Nel corso dell'incontro apprese il desiderio del re di far custodire a Montevergine la preziosa reliquia. Il 25 settembre del 1939 fu prelevata da Torino e portata in auto, senza scorta militare, ma sotto la vigilanza di monsignor Paolo Busa, primo cappellano e suo custode a Torino. Fu nascosta sotto l'altare del coretto da notte. Tutto si svolse in grandissimo segreto: erano al corrente della cosa il vicario don Anselmo Tranfaglia (poi abate dal 1952), il "superiore invernale" del Santuario ed il "padre sacrista", i quali, in caso d'incursione aeree, avrebbero dovuto portare la reliquia nella più protetta galleria sotterranea che univa il monastero al cosiddetto Ospizio nuovo.

Nel corso di una perquisizione del 1943 ad opera di soldati tedeschi, i monaci si ritirarono per pregare dove era custodita la Sindone. Un ufficiale, vedendoli in meditazione, ordinò di non disturbare e ciò evitò di scoprirla. Fu riconsegnata il 29 ottobre 1946, quando la monarchia non c'era più, ma su disposizioni che Sua Maestà Umberto II di Savoia aveva dato il 10 di giugno, ultimo suo giorno di regno effettivo. Da allora la reliquia è conservata a Torino.



http://www.iltimone.org/news-timone/hitler-voleva-rubare-la-sindone-e-i-savoia-e-il-va/

La Chiesa del Glorioso Patriarca San Giuseppe località Sozze

Posted by Actaea on August 16, 2018 at 3:00 AM Comments comments (0)

Il ritrovamento dell’Atto di fondazione della chiesa di San Giuseppe, sita in Santo Stefano del Sole, località Sozze, ci consente di aprire una finestra sulle sue origini. In quest’Atto di Fondazione, infatti, apprendiamo che il tutto ebbe inizio il (22 maggio 1735) “Die vigesima seconda Maij, Millesimo septesimo trigesimo quinto”. Alla presenza dei parroci Don Domenico De Feo e Don Sabato e Domenico Nigro, zio e nipoti, e dei signori Aniello e Francesco De Feo, fratelli, della stessa terra di Santo Stefano. Quel giorno, alla presenza del notaio, convennero edificare “nel luogo comunemente detto Le Sozze”, una cappella sotto il titolo del Glorioso Patriarca San Giuseppe “per loro devotione e commodo … con esserne esse parti compadroni e fondatori a successione loro eredi e successori con doverla edificare, adornare e provvedere del suppellettile necessario per il sacrifico di messa a annuale spese, cioè ogni una d’esse parti per terza parte, e dotarla del fondo di ducati centocinquanta”, eccetera.




Alla cerimonia di apertura prese parte il Vescovo della città di Avellino, che la benedisse.

Un altro documento, altrettanto interessante, a cui siamo pervenuti, è quello del 16 novembre 1829, giorno in cui gli eredi rinnovarono, sempre davanti ad un notaio, ognuno per la sua parte, quanto sottoscritto il precedente 22 maggio 1735 dai rispettivi fondatori. Erano presenti il Dr Vitantonio De Feo del fu Gaetano, Giudice della Gran Corte Criminale di Avellino; Alessandro De Feo del fu Antonio; Antonio Rocco a nome del defunto Aniello e a nome del fratello Federico; i coniugi Vito Mastroberardino del fu Sabino e la moglie Maddalena Luciano del fu Francesco; Pietro Giovanni Luciano del fu Arcangelo; Vito Luciano del fu Paolo ed i fratelli Bartolomeo ed Antonio Luciano del fu Stefano; ultimo, Stefano D’Arco del fu Francesco.

“Tutti li soprascritti Signori – leggiamo - costituiti spontaneamente, concordemente ed in genere hanno asserito in presenza di me – è il notaio che scrive - e testimoni infrascriventi, ugualmente in questo Comune di Santo Stefano, e propriamente nella Contrada denominata Le Sozze, esiste una cappella rurale sotto il titolo del Glorioso Patriarca San Giuseppe, la quale fu fondata dagli furono fratelli germani Francesco, Pasquale e Gaetano De Feo fu Agostino, ed altri, come dall’istrumento del 22 maggio millesettecentotrentacinque”.

Quella cappella andò distrutta al seguito del terremoto del 23 novembre 1980. La nuova chiesa fu inaugurata il 20 dicembre 1998.



Notizie tecniche:

Progetto esecutivo n.318 del 5-12-1996. Importo totale £. 270.000.000. Affidamento ed esecuzione: Ing. Sorice Aniello. Ditta affidataria: Impresa De Mattia Antonio & Figli. Inizio lavori: marzo 1997 - Fine lavori: dicembre 1998.

Inaugurazione: 20 dicembre 1998: S.E. Antonio Forte, Vescovo di Avellino; Don Vincenzo Savignano, Parroco di Santo Stefano Del Sole; Dr. Renato Stranges, Prefetto di Avellino; Sig. Vito Vingo, Sindaco di Santo Stefano; Sig. Michele Boccia, Sindaco di San Michele di Serino; Sig. Michele Langastro, Presidente della Comunità Montana Serinese-Solofrana.

Comitato Festa, Anno 1998: Gaetano De Feo, Isidoro De Luca, Vittorio Di Mauro, Antonio Napoletano, Elio Romano, Taddio Filomeno.

Comitato Parrocchiale: Gloria De Cicco, Orietta De Feo, Giovanna Petretta, Mariangela Petretta, Rosaria Vingo, Maria Pia Saolino.

Il progetto nasce sotto l'amministrazione Costantino Iallonardo, Sindaco di santo Stefano; Costantino Farese, Vice Sindaco; Lucia Anna Iallonardo, Assessore; Ruggiero Capobianco, Tecnico incaricato.


(di Ottaviano De Biase https://www.facebook.com/ottaaviano.debiase/posts/723334517855518 )

La finta bella vita che molti sentono il bisogno di mostrare

Posted by Actaea on July 11, 2018 at 6:00 AM Comments comments (0)

Ci sono persone che sentono così fortemente il bisogno di apparire, di ostentare ciò che non sono o che non hanno, che finiscono per perdersi.




Quando ci si lascia sedurre dalle tentazioni dell’ego e della vanità, si parte per un viaggio di sola andata.

Solo sullo schermo.

Sono tanti coloro che vivono di inganni, di grandi e piccole menzogne che fanno perdere il senso della realtà.

Con il passare del tempo sarà sempre più difficile essere se stessi.

E così tutta una serie di illusioni, di specchietti per le allodole, viene postata sui social network, sperando di “far colpo”, di brillare.

Si finge un coraggio che non si possiede, una felicità che non si prova, una forza che non si ha.

La competizione per voler sembrare il migliore tiene tutti avvinti e nessuno si rende conto, che sono in realtà, già tutti sconfitti.Si pubblicano foto su foto, manipolate, ritoccate, ci si vuole mostrare perfetti, si cerca approvazione…

Tutti pittori di quadri che deformano la realtà, che non somigliano ai legittimi proprietari.

La corsa ai like, cambia e stravolge i connotati.

I profili sono così perfetti, le persone così felici, le foto così belle, il cibo così gustoso, i selfie così riusciti, le feste le più chic, gli amici i più sorridenti, le famiglie tutte così pulite, i posti di lavoro tutti così potenti…

Romanzi meravigliosi di viaggi, di ricordi, i vestiti più costosi:

la miglior vita possibile!

Infine tutto questo diventa una sorta di dipendenza e si tende ad esagerare sempre di più.

È triste prendere atto che attualmente il livello di di felicità, la realizzazione e il successo di una persona, dipendano dal numero di cuori e like sul suo profilo…

E non dimentichiamo che spesso arrivano da perfetti sconosciuti che probabilmente non incontreranno mai.

È triste prendere atto che questi comportamenti, oltre ad illudere tanti, creano disagi e frustrazioni in tanti altri.

Questa falsa prosperità che spesso si vede nella vita degli altri, si cerca di materializzarla anche nella propria, senza riuscirci.

Ma la vita non è perfezione, non può esserlo e questo dovrebbero saperlo tutti.

I social portano alla luce un’invidia tra le persone spaventosa.

Tutti quelli con la finta bella vita, si stupiscono di quanto diffusa sia, eppure loro stessi con il loro atteggiamento ne provocano la diffusione.

È quello che desiderano: essere invidiati.

Ma se si sente il bisogno di cambiare quello che si è, di nascondere le proprie verità per adattarle al mondo, non si sta scegliendo una strada più facile verso la felicità. Non è così che si diventa migliori, più felici, accettati ed amati.

Quando si cerca di sembrare grandi su qualcosa che non si è costruito, la caduta è certa e la piccolezza verrà esposta un giorno.

È l’anima che dovrebbe essere grande e felice e non quella foto ritoccata sui social network

Non lasciate che la vanità vi impedisca di camminare sui sentieri della verità.

Solo la verità deve essere mostrata, anche se non vi nobilita, anche se non vi rende immensi e non vi mette su un palcoscenico, anche se non vi porta applausi.

Solo l’anima può essere nobile, grande, pulita, serena.

La nostra vera immagine è l’unica cosa che dovremmo mostrare, la più bella, la più coraggiosa, la più forte ed autentica.

 

tratto da : https://www.relinko.net/link-83-1577

 


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