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La leggenda delle origini Irpine

Posted by Actaea on June 18, 2019 at 11:00 AM Comments comments (0)

Si narra che qualche secolo prima della nascita di Cristo una delle 4 tribù sannitiche, gli Hirpini, decisero di abitare una terra, ricca di insiedie ma fertile di speranza, che da allora si chiamò Hirpinia.

Questa tribù pare fosse dotata di abili artigiani e mostrasse un vistoso orgoglio per le proprie tradizioni. Gente di carattere, adatta agli spigolosi climi dell’Appennino e pronta ad affrontare qualsiasi asperità.

Si chiamavano Hirpini, perché nell’antica lingua osca, Hirpus significava “lupo”.



Già il lupo! Per loro era una divinità, in epoca romana fu associato al dio Marte, rappresentava l’identità di un popolo pronto a tutto pur di difendere la propria terra. Gli Hirpini pare fossero veramente feroci come lupi. Spesso scendevano dai monti per fare razzia dei villaggi in pianura o in prossimità del mare. Poi se ne tornavano sulle creste montuose portando con sé la preda. Solo l’esercito romano riuscì a tenerli a bada nella prodigiosa battaglia di Aquilonia.

Molti secoli dopo, un giovane nobile vercellese, spinto dalla fede e dal desiderio di avventura, abbandonò la sua casa e si diresse verso la Spagna, Santiago de Compostela, il suo primo vero pellegrinaggio! Pare avesse solo 14 anni!

Questo viaggio fu molto intenso, al punto che trasformò la sua vita in maniera radicale. Dopo 5 anni tornò in Italia e si rimise in viaggio attraversando il Meridione. Nel frattempo aveva scelto la vita monastica ed era alla ricerca della sua spiritualità. Pellegrino o vagabondo non sappiamo dirlo…era semplicemente in cammino… finché decise di intraprendere il viaggio più importante della sua vita: la Terra Santa.

Sempre più forte cresceva il desiderio di incontrare Dio in quella terra straordinaria che custodiva i luoghi raccontati dalla Bibbia.

Ma giunto ad Oria, in provincia di Brindisi, incappò in un branco di briganti, che delusi dallo scarno bottino, lo percossero riducendolo in fin di vita. Il giovane, Guglielmo, questo pare fosse il suo nome, vide in quell’esperienza un segno della Provvidenza, non doveva partire! Doveva rimanere in Italia!

Confuso e perplesso, si mise in preghiera, attraversando villaggi e santuari della Lucania. Stanco del suo pellegrinare senza meta si rifugiò sul selvaggio monte chiamato Partenio, nella pericolosa terra dove abitavano gli antichi Hirpini. Qui si rifugiò nella vita eremitica, suscitando la curiosità dei villaggi circostanti. Correva l’anno 1118.

Una notte, in un sogno Maria, la Madre del Signore, gli chiese di costruire una Chiesa in suo onore. Gugliemo, appena sveglio si mise a lavoro e scavate le fondamenta, caricò di pietre la sua fedele asina al fine di ultimare al più presto il suo progetto. Sulle ispide pendenze del monte Partenio, Gugliemo sfidava la gravità aiutato dal suo animale da soma. Ma un feroce lupo sbucando all’improvviso da un cespuglio sbranò la povera asina privando il giovane dell’unico aiuto di cui era provvisto.

Eh sì! Quella era L’Hirpinia, terra di lupi feroci, dove a vincere era la legge del più forte! Aveva però fatto una promessa alla Madre del Signore, come non poterla adempiere?

Guglielmo si mise in preghiera, intensamente chiese al Signore di mostrargli una strada, un sentiero, una meta… Mentre pregava, sentì un’illuminazione nel cuore! Si alzò e si mise a correre per i boschi! Alla ricerca del feroce lupo. Era un folle!

Finalmente lo trovò addormentato sotto un faggio! Il lupo a vederlo balzò in piedi e mostrò la sua aguzza dentatura…

Ma Guglielmo senza paura si mise a rimproverarlo con severità e con amore, puntando il dito contro la sua ferocia e la violenza che portava dentro! Il lupo dopo essersi preso la ramanzina, abbassò la coda, richiuse le fauci ed andò ad accucciarsi ai piedi di Guglielmo. Il giovane monaco lo accarezzò e lo perdonò. In quel giorno Guglielmo e il lupo divennero amici.

Il lupo volendo ripagare il danno recato a Guglielmo decise di svolgere il lavoro che avrebbe compiuto l’asina. Si caricò di pietre e la costruzione presto prese forma. Dopo il lupo, presto anche molti Irpini vollero aiutare Guglielmo nel suo progetto. E così quel giovane pellegrino senza meta si trovò alla guida di una comunità di monaci, con cui fondò il monastero di Montevergine.

Non solo aveva addomesticato il lupo, ma era riuscito ad andare contro corrente, aveva trapiantato in quella terra il seme dell’Amore. Insomma quella gente non era poi così feroce come veniva descritta dalle popolazioni vicine, dietro quella scorza dura si nascondeva un grande cuore, capace di accogliere e di amare. Così l’Irpinia si trasformò presto in una terra in cui lo Spirito di Dio potesse portare nuove speranze.

Ma sappiamo quanto sia difficile per un giovane spegnere il proprio spirito di avventura. Guglielmo era pellegrino non per scelta ma per vocazione! Lo voglia di rimettersi in cammino presto di fece sentire. Lasciò Montevergine ma rimase in Irpinia, divenne pellegrino di questa terra. Si rifugiò eremita in prossimità del Lago Laceno. Dove pensava di costruire un nuovo monastero. Ma il Signore gli fece capire che non era quello il luogo in cui iniziare una nuova avventura.

Sceso a valle si fermò al Goleto, e per superare le intemperie dell’inverno trovò rifugio nella cavità di un albero. Nelle sue lunghe veglie di preghiera capì che quello era il luogo dove fondare un nuovo monastero. Al Goleto monaci e monache, ispirandosi alla regola di San Benedetto, hanno custodito per secoli gli insegnamenti di Guglielmo.

tratto : https://giuseppecestone.wordpress.com/la-leggenda-delle-origini-irpine/

L'uocchie so' peggio d'e scuppettate

Posted by Actaea on June 10, 2019 at 5:00 PM Comments comments (0)

“L’uocchie sicche so’ peggio d”e scuppettate“, che letteralmente significa “il malocchio è peggio dei colpi di fucili”. In alcuni casi si aggiunge, a fine frase, “ ‘e notte” (“di notte”;), a completare e ad accrescere la gravità dell’evento, poiché di notte appare tutto più tragico. La locuzione si riferisce alla sfortuna che può capitarci a causa dell’attenzione invidiosa di qualcuno, consapevole o meno, che molto spesso condiziona il nostro agire. Credenze popolari a cui si dovrebbe dare poco affidamento.

Eppure, nel terzo millennio, ancora ci crediamo.

Ma cos’è questo “uocchie sicche“? E’ il malocchio. Lo possiede l’individuo che guardadando con invidia l’altro esercita un influsso malefico fino a danneggiarlo.

In irpinia e in tutto il meridione, sono diffusi numerosi rimedi preventivi contro il malocchio. Dal fare le corna, al grattarsi i genitali e all’indossare amuleti, come ferri di cavallo (che un tempo si inchiodavano dietro le porte di casa), i cornetti di corallo, peperoncini rossi e collane d’aglio ed anche le spille da balia, con l’immagine di un santo, cucita in un pezzo di stoffa sugli indumenti intimi dei bambini.

Ma quando una persona è sospettata di essere vittima di una “uocchi" si  ricorre ad un rimedio più potente, bisogna chiedere aiuto a chi è in grado di fare il RITO per sconfingere il malocchio.




Le parole magiche pronunciate durante il rito,  utili a sconfiggere il malocchio, si tramandano solo la notte di Natale e non a tutti è consentita la conoscenza, ma solo a quelle persone che le "le anziane sciamane  locali"  pensano che siano in grado di custodire il segreto.

Nonostante il passare degli anni e l’evolversi delle società, la superstizione così come la credenza, continuano ad essere li tratto distintivo di una società meridionale che non si arrende al moderno scetticismo, insomma diciamo che la filosofia resta sempre la stessa “Non è vero ma ci credo”.

Baccalà alla pertecaregna, una ricetta irpina

Posted by Actaea on May 24, 2019 at 7:00 AM Comments comments (0)

E’ una ricetta di origine irpina semplice semplice. Si narra che l’origine sia pastorale; infatti il baccalà essiccato era l’unico sistema di conservazione che consentisse di mangiare pesce in zone lontane dal mare, e poi adottata dai briganti che imperversavano quei luoghi. Altri attribuiscono il nome al fatto che, a farne gran uso, fossero coloro i quali andavano ad arare, infatti il termine “pertecara” sta proprio ad indicare l’aratro.




Per dissalare il baccala’ sciacquatelo sotto l’acqua corrente fino a che il grosso del sale se n’è andato. Dopo di che si immerge in acqua fredda per 2-3 giorni a seconda della grandezza del pezzo cambiando l’acqua 4-5 volte al giorno.

Per sapere se è dissalato bene è necessario assaggiarne un pezzo, possibilmente vicino alla lisca centrale: se è insapore è il momento di cucinarlo ma non dovrete aggiungere sale fino a preparazione ultimata e solo se strettamente necessario. Levate poi la pelle sollevandola con un coltello e poi tirandola partendo dalla testa andando verso la coda.


Per 4 persone

600 gr baccala’ dissalato

7-8 peperoni cruschi, prodotto tipico di Basilicata e Campania. Sono dei peperoni rossi lunghi lasciati essiccare al sole, solitamente appesi ai balconi, tipico ornamento delle case irpine.

Aglio

Olio extravergine di oliva

Prezzemolo fresco a piacere


Il tempo occorrente per lessare il baccala’ dipende dalla pezzatura, in linea generale è pronto quando si sfoglia, lessatelo in acqua bollente non salata.

Friggete i peperoni in abbondante olio insaporito con uno spicchio d’aglio, attenzione che i peperoni cruschi si bruciano in meno di un secondo.

Condite il pesce con l’olio e i peperoni e una manciata di prezzemolo e servite.


tratto da http://www.saporicondivisi.com/2014/09/24/baccala-pertecaregna-ricetta-irpina/

SANTO STEFANO DEL SOLE FAVOLE DAI BAMBINI

Posted by Actaea on May 14, 2019 at 11:00 AM Comments comments (0)


L’ALBERO FELICE DIVENTA TRISTE


C’era una volta un albero felice che viveva tranquillo in mezzo alla natura. Era felice perché ogni giorno i bambini gli facevano compagnia e andavano a giocare vicino a lui; l’albero aveva addirittura prestato uno dei suoi rami per fare un’altalena.

 

Anche gli animali del bosco gli facevano compagnia, infatti gli uccellini avevano costruito il nido tra i suoi rami e gli scoiattoli abitavano nel suo tronco. I bambini e gli animaletti erano tutta la sua vita. 5Un giorno alcune persone andarono a fare un pic nic nella sua campagna. Dopo aver giocato e mangiato lasciarono tutto lì anziché raccogliere i residui del cibo rimasto lì. L’albero rimase male per questo comportamento perché i rifiuti soffocarono i fiorellini, l’erba e le sue radici. Giorno dopo giorno i rifiuti aumentavano perché ogni persona depositava un suo rifiuto ai suoi piedi. L’Albero diventava sempre più triste perché nessun bambino andava più a giocare e nessun animaletto andava a fargli più compagnia. Quando i bambini si accorsero che l’albero era sommerso dai rifiuti ed era triste decisero di aiutarlo. Iniziarono a raccogliere i rifiuti e metterli nei secchi, poi, dopo aver pulito tutto iniziarono a realizzare cartelloni e tavolette per invitare le persone a rispettare la natura.

 

Alunni Fiorella, Claudio, Mequi, Luca, Rita, Gaia, Andrea - Quarta Elementare Santo Stefano del Sole 2018/2019

TRATTO DA http://www.alberovagabondo.it/?p=4083

Santo Stefano del Sole e il tesoro nascosto

Posted by Actaea on April 29, 2019 at 12:05 PM Comments comments (0)

Fra le curiosità della nostra cittadina ci sono anche quelle che potremmo catalogare come le storie dimenticate , leggende e segreti di un universo fantastico e di antichi miti che ci riportano indietro nella storia non ufficiale del nostro paese.

E' proprio nella storia “non ufficiale” quella per intenderci, tramandata oralmente da generazione in generazione ed affidata ai “cunti”, ai fatti” ovvero alle novelle raccontate dai nonni magari in inverno davanti al braciere, che ci si imbatte nel “Tesoro di Serpico” .




Il paese di Santo Stefano del Sole, come molti già sapranno, nacque dalla scissione dal casale di Castel Serpico, castello feudale che controllava l’antica strada che conduceva a Melfi. L’origine del primo agglomerato urbano stabile di Santo Stefano del Sole viene fatta risalire intorno all’anno 1000 ed è proprio da questa notte dei tempi che ci arrivano strane storie sul Castello e i suoi tesori;

 

Seguendo gli antichi sentieri si arriva all'ingresso della grotta nascosta vicino alle vecchie mura del castello dove a guardia e protezione c'è un minaccioso e brutto diavolo, con sembianze di serpente




Il misterioso custode sembrerebbe che sia rimasto li a vivere e proteggere il tesoro che i Serpiceti, in seguito ad una pestilenza, furono costretti a lasciare per andare via il prima possibile.

 

Rito vuole che per impossessarsi del Il tesoro nascosto bisognerebbe liberarsi del custode serpente facendolo entrare in una bottiglia!

Diversi i racconti di santostefanesi che sembra ci abbiano provato ma per tutti lo stesso risultato :

 

eventi inspiegabili e diabolici, alla fine sono scomparso da Serpico e mi sono ritrovato davanti alla porta della mia abitazione in Santo Stefano del Sole”

 

Sembrerebbe pertanto che il tesoro sia ancora al suo posto,  al sicuro,  sorvegliato dal serpente indefesso di cui oggi però nessuno sembra più ricordare.

Perché gli ignoranti pensano sempre di aver ragione?

Posted by Actaea on April 15, 2019 at 6:20 AM Comments comments (0)

Quando l'oracolo di Delfi disse a Socrate che era l'uomo più saggio sulla Terra, Socrate rispose dicendo: "Io so di non sapere". Socrate sapeva che c'erano tante cose che non conosceva, ed era sicuro solo di una cosa, e cioè che in realtà non sapeva nulla. Era l'accettazione di questa condizione a renderlo così saggio. La consapevolezza di non sapere è sempre stata una rarità, ancora di più nel mondo odierno. Infatti oggi assistiamo a conversazioni in cui persone totalmente inesperte in uno specifico campo si elevano a intenditori specializzati, esprimendo forti opinioni sugli argomenti più disparati, dagli affari alla politica. Questo fenomeno, detto “effetto Dunning-Kruger”, non è una malattia mentale o una sindrome: è presente in tutti noi in diversa misura.

 

L'effetto Dunning-Kruger è un pregiudizio cognitivo, una distorsione che induce le persone con poca o nessuna conoscenza sull'argomento di cui si sta parlando, a non essere in grado – a causa della loro incompetenza – di accorgersi che il loro ragionamento, le loro scelte e le loro conclusioni sono semplicemente sbagliate. Gli psicologi Justin Kruger e David Dunning hanno pubblicato un articolo nel 1999, intitolato “Unskilled and unaware of It: How difficulties in recognizig one’s own incompetence lead to inflated self-assessments”. Questo scritto era il frutto di un esperimento.

 

 

I due psicologi hanno portato avanti una ricerca, chiedendo ad alcuni gruppi di studenti di valutare le proprie capacità logiche, grammaticali e umoristiche. Ciò che hanno scoperto è che le persone che hanno ottenuto percentuali più basse nei test di grammatica, umorismo e logica tendevano anche a sovrastimare drammaticamente il proprio livello di abilità. Questi soggetti non erano, inoltre, in grado di riconoscere i livelli di competenza di altre persone, il che è parte del motivo per cui si consideravano più capaci e più informati degli altri. Infatti, nel loro articolo, Kruger e Dunning dichiarano che questa sopravvalutazione avviene, in parte, perché questi individui non solo raggiungono conclusioni errate, ma anche perché la loro incompetenza li priva della capacità metacognitiva di comprendere le loro mancanze. Le persone che subiscono questo effetto credono di essere più intelligenti e più capaci di quello che realmente sono.

 

Questo fenomeno è qualcosa che tutti noi abbiamo sperimentato una volta nella vita, con cui abbiamo avuto a che fare attivamente o passivamente. Chiunque di noi si è imbattuto in una discussione su Internet nella quale ha incontrato qualcuno talmente convinto della propria opinione da non cambiarla nemmeno dopo una smentita pertinente e inoppugnabile. Questa mancanza di metacognizione porta l'uomo a essere ignorante della propria ignoranza. Una metaignoranza che sorge a causa di una carenza di esperienza e di conoscenza, spesso mascherata da credenze errate o da conoscenze di base incomplete.

 

Lo studio di Justin Kruger e David Dunning ha comprovato ampiamente come e perché le persone più incapaci e stupide si trovano a pensare di aver ragione. Come prova empirica della meta-ignoranza, si può osservare quanto la conoscenza incompleta e fuorviante porti le persone che subiscono l'effetto Dunning-Kruger a influenzare le loro convinzioni, le decisioni che prendono e le azioni che intraprendono. L'effetto Dunning-Kruger è anche legato all'incapacità di fare un passo indietro e di guardare il proprio comportamento e le proprie abilità al di fuori di se stessi: l'incompetenza è strettamente legata all'inettitudine. Queste persone purtroppo non sono in grado di valutare se stesse solo dal loro punto di vista soggettivo e si giudicano altamente qualificate, competenti e superiori alle altre. In psicologia, questo fenomeno è chiamato superiorità illusoria.

 

 

Facciamo un esempio pratico. Partiamo da un paragone semplice in cui la conoscenza è come un'isola, mentre la mancanza di conoscenza, ovvero l'ignoranza, è come il mare. Possiamo ben asserire che più si ottengono nuove conoscenze, più il proprio sapere aumenta, più automaticamente l'isola diventerà grande. Il mare, che rappresenta tutto ciò che non sappiamo, però è e sarà sempre infinitamente più grande dell'isola. L'isola non potrà mai raggiungere la sua estensione. Quindi non importa quanto grande sia la nostra conoscenza, ci sarà sempre qualcosa che intaccherà il nostro sapere e ci farà realizzare quante lacune possediamo. Più conoscenze abbiamo, più ci rendiamo conto che c'è una quantità infinita di nozioni nel nostro campo di cui non sappiamo nulla. Ma chi è colpito dall'effetto Dunning-Kruger semplicemente tutto questo non lo vede, perché non lo può realizzare.



 

Ci sono degli aspetti pericolosi, quasi drammatici, dell'effetto Dunning-Kruger. Se ci chiedessero di valutare quanto siamo divertenti, probabilmente non diremmo di essere dei cabarettisti o dei comici, ma quasi sicuramente riterremmo di essere più divertenti della media delle persone che conosciamo. La realtà però è che la maggior parte di noi probabilmente non è così simpatica. Ma quando ci viene chiesto di esprimere su questioni di carattere politico? In questo caso non si tratterebbe semplicemente di dare una valutazione su un aspetto individuale, ma di giudicare soggettivamente un aspetto che coinvolge la collettività. Questo effetto può portare qualcuno a convincersi di poter risolvere problemi importanti, materia di studiosi e scienziati, facendo associazioni imbarazzanti e proponendo soluzioni apparentemente facili. L'illusorietà può portare chiunque a credere di essere il più sapiente. E se questi siffatti incompetenti inconsapevoli fossero anche in contatto tra loro e fossero supportati da un gruppo di altrettanto incompetenti?

 

Il problema di chi subisce l'effetto Dunning-Kruger può in un battibaleno diventare da individuale a sociale. Ed è proprio quando non lo si può più fermare che diventa drammatico. L’unico modo per superare l'effetto Dunning-Kruger è non smettere mai di mettersi in discussione e continuare a imparare, senza crogiolarsi nel proprio piccolo sapere e continuando a scavare più a fondo. Per i due ricercatori, David Dunning e Justin Kruger, l'unico modo per liberarsi dalle sovrastrutture di questa superiorità illusoria è imparare a valutarsi più oggettivamente e migliorare costantemente la propria metacognizione. D'altro canto, le persone competenti conoscono molto bene le loro conoscenze, perché conoscono anche i loro limiti. Così come Socrate, anche Confucio disse che "La vera conoscenza sta nel conoscere l'estensione della propria ignoranza”. Più si acquisisce conoscenza, più si avrà la possibilità di riconoscere quanta strada c'è da fare, quanto mare ci circonda e quanto ancora c'è da imparare.

 

Articolo di Lucia Tedesco

https://youmanist.it/categories/cultura/effetto-dunning-kruger?fbclid=IwAR1sr7G1xeul7X3GF-JJANVYjj1OvfwXFkYVAQZ-U5gRHRpyZ4fGCoiud1w

La Pigna Pasquale dolce tipico dell'Irpinia

Posted by Actaea on April 12, 2019 at 6:20 AM Comments comments (0)

La Pigna Irpina: bella, maestosa e colorata




La Pigna Pasquale è un altro dolce tipico dell'Irpinia. Si tratta di una ciambella molto profumata grazie all’aroma di arancia e dei liquori utilizzati. Per la sua fragranza, la sua forma e il suo colore è amata sia dai grandi che dai bambini. La Pigna, infatti, è maestosa, ricorda un grosso Babà, ma soprattutto è allegra e colorata con la sua glassatura ricca di tanti diavolicchi dalle mille sfumature.

La preparazione non è difficile, ma richiede pazienza, cura e amore. I tempi di lievitazioni sono lunghi e i piú precisi rispettano la tradizionale cottura in forno a legna che ovviamente regala all'antico dolce tutto un altro sapore. Per questo chi ha voglia di portare avanti le antiche ricette di famiglia inizia a preparare la pigna con largo anticipo.

Qui di seguito vi proponiamo la ricetta pubblicata sulla pagina Facebook Ricette Irpine

Procedimento :

Si inizia con 250 gr farina, 2 dl acqua tiepida, 1/2 cubetto di lievito di birra, o 2 bustine lievito (lievitazione fuori forno), o 250 gr criscito (lievito madre). Si impastano questi ingredienti e si aspetta che il volume della pasta triplichi, lasciando riposare l'impasto a riparo da correnti. Dopo si uniscono 750 gr di farina, 5 uova, 400 gr zucchero, il succo di mezza arancia, 1 dl di latte tiepido, buccia grattugiata di una arancia, 1/2 bicchierino di strega. Si impasta energicamente, o con una planetaria e dopo si mette il composto in uno stampo molto alto. Anche in questo caso il vostro impasto deve triplicare di volume, per questo va lasciato lievitare per 24-36 ore.

Quando avrete ottenuto il risultato richiesto, infornate a forno freddo a 180° per 45-50 min (fare la prova stecchetto). Sfornare e ancora caldo decorare con naspro e diavolicchi.

Per il naspro occorre: zucchero a velo e accqua. Mettere gli ingredienti in un ppentolino a bagnomaria e cominciare a battere il composto in modo che diventi bianco, fluido e consistente. A questo punto battete ancora fino a quando mettendo un pò di naspro tra le dita questo non fili. Mettete il naspro sulla pigna (se volete fate dei buchi profondi con uno stecchetto in modo che il naspro liquido entri all'interno). Decorate la superficie con i diavolicchi e aspettate che il naspro solidifiche ed imbianchi.


http://www.avellinotoday.it/blog/sapore-d_irpinia/ricetta-pigna-irpina-dolce-tipico-pasqua.html

 

Santo Stefano e la festa della sigaretta

Posted by Actaea on March 22, 2019 at 12:35 PM Comments comments (0)

Grazie al signor Benito Cioppa, siamo venuti a conoscenza di una inusuale tradizione che alcuni nostri compaesani avevano acquisito col passare del tempo. Stiamo parlando della cosiddetta “Festa del fumo” che ogni anno, a partire dal 1988 (circa) veniva organizzata a casa del signor Pellegrino De Feo, e che era occasione per amici e non di trascorrere una serata insieme, ponendosi un obiettivo: smettere di fumare. Come ci ha raccontato il signor Cioppa, il professor Pellegrino De Feo era diventato fumatore incallito da diversi anni, tanto da arrivare a fumare ben tre pacchetti di sigarette al giorno. Così, un po' per invogliare se stesso a smettere e un po' per coinvolgere i suoi amici, decise una volta all’anno, di solito il primo sabato di dicembre, di offrire, a casa sua, una cena, a cui però era invitato solo chi era riuscito a smettere di fumare. Gli inviti venivano fatti tramite degli informatori, tra cui lo stesso Benito, che riportavano al professore De Feo i nomi di chi realmente avesse smesso di fumare, anche se però la regola non sempre valeva per tutti perché c’erano persone che erano l’anima della festa e che quindi non si poteva fare a meno di invitare.

Ovviamente la cena era un qualcosa di molto divertente, si rideva, si scherzava e si leggevano degli incitamenti verso chi era riuscito a resistere alla tentazione delle sigarette. E a quanto pare, questa cena, era davvero terapeutica in quanto tutti prendevano coraggio e decidevano seriamente di smettere di fumare. Quando però accadeva che qualcuno riprendesse il vizio, il professore De Feo non lo invitava più alla cena.




Durante lo svolgimento della serata, il sinor Benito, tra tutti, era solito fare una “ramanzina” salendo su di una sedia e tenendo una grossa sigaretta in mano fabbricata da lui e questo momento scatenava, di solito, l’ilarità di tutti. Per quanto possa sembrare strano organizzare una festa dedicata alla sigaretta, il condividere questo vizio con i propri amici portava in ciascuno una sorta di forza che lo metteva in condizione di provare a resistere alla forte tentazione delle sigarette.

Magari proporre una cosa del genere oggi potrebbe sembrare una cosa un po' insolita ma se i frutti potrebbero essere gli stessi del passato, beh, allora ci converrebbe riorganizzarla.


Articolo originario pubblicato sul numero di Oratoria ottobre 2017 https://onedrive.live.com/?authkey=%21APkjcpctumbllMI&cid=2E19B359081AEEAB&id=2E19B359081AEEAB%21102660&parId=2E19B359081AEEAB%2197636&o=OneUp

Perché gli stupidi sono sempre strasicuri

Posted by Actaea on February 5, 2019 at 9:50 AM Comments comments (0)

Facciamocela, questa domanda: noi esseri umani siamo capaci di essere obiettivi su noi stessi e sulle nostre abilità? La risposta generale è: no. In particolare, quanto più qualcuno è incompetente su un certo tema o in una certa attività, tanto più crede di essere più bravo di quel che è. Invece quelli più competenti tendono a “fare i modesti”, cioè sottostimano la loro competenza. L’effetto per cui se sei scarso su un certo tema non sai neanche di esserlo si chiama “effetto Dunning/Kruger”, dal nome dei due psicologi che lo hanno dimostrato tramite una serie di esperimenti.





Si tratta in buona sostanza di una “stupidità al quadrato”, in quanto sei stupido – sempre su un certo tema, beninteso - e lo sei talmente tanto da non capire di esserlo. Dall’altro lato, il fatto che quelli competenti siano modesti sulla loro performance si può spiegare in questo modo: costoro ritengono che la bravura degli altri sia paragonabile alla loro, e dunque non pensano di essere così bravi. In effetti, i due autori mostrano che, se ai più bravi fai vedere qualcuno dei compiti fatti dagli altri, quelli bravi capiscono meglio e diventano meno modesti e più obiettivi, in quanto si rendono conto con chi hanno a che fare!


Invece l’incompetenza è una specie di buco nero: se in un esperimento fai vedere ai somari i compiti fatti dai più bravi, i somari continuano a pensare di essere meno somari di quel che sono, perché non riescono a vedere la differenza tra compiti fatti bene e compiti fatti male.




Questa ricerca è illuminante ma anche preoccupante: se non riesci ad allenare i somari, questi resteranno tali, perché continueranno a pensare di non esserlo. C’è anche spazio per la vita difficile di Antonio Salieri: se sei bravo ma non un genio, capisci con una precisione tremenda chi è il Mozart davanti a te, e nessuna ignoranza ti salva.

Fonte ( https://www.linkiesta.it/it/article/2014/04/04/perche-gli-stupidi-sono-sempre-strasicuri/20537/

Santo Stefano del Sole subito dopo il Decennio...

Posted by Actaea on November 13, 2018 at 3:25 AM Comments comments (0)

Santo Stefano (l’aggiunta di “del Sole”, è del 1860) svolse un ruolo marginale durante la rivoluzione del 1820 e del 1821 per il semplice motivo che, essendo trascorsi soli otto anni dall’impiccagione del noto bandito e pluriomicida Lorenzo De Feo, detto Laurenziello, il paese stentava a  risollevarsi.




Ciò nonostante, nel marzo del 1821, come per tutti i Comuni del circondario, gli abitanti furono ugualmente chiamati a darsi un nuovo assetto politico ed amministrativo. Per cui, al seguito delle emanate disposizioni governative, si procedette ad escludere quanti avevano preso parte alla rivolta del precedente luglio 1820, dopodiché si diede luogo alla composizione del nuovo Quadro degli Eleggibili e dello stesso Decurionato.

Quadro degli Eleggibili

Angelo De Feo, di anni 66, Medico.

Angelantonio De Feo, di anni 45, Proprietario.

Alessandro De Feo, di anni 50, Proprietario.

Angelo De Feo, fu Aniello, di anni 51, Proprietario.

Arcangelo Romano, di anni 48, Proprietario.

Antonio Pisacreta, di anni 32, Proprietario.

Bartolomeo De Feo, di anni 48, Proprietario.

Carmine Fiore, di anni 61, Proprietario.

Domenico Gallicano, di anni 42, Sindaco.

Domenico Petretta, di anni 42, Proprietario.

Felice Romano, di anni 50, Proprietario.

Francesco De Feo, di anni 50, Proprietario.

Francesco Antonio Colacurcio, di anni 49, Proprietario.

Giuseppe Spina, di anni 48, Proprietario.

Giovanni Vinco, di anni 53, Proprietario.

Giovanni De Feo, di anni 61, Proprietario.

Gennaro Fiore, di anni 27, Proprietario.

Giovanni Battista Fiore, di anni 40, Proprietario.

Lorenzo De Feo, di anni 53, Proprietario.

Lorenzo Pisacreta, di anni 36, Proprietario.

Marino De Feo, di anni 50, Proprietario.

Matteo De Feo fu Aniello, di anni 56, Esattore.

Matteo Vitale, di anni 45, Proprietario.

Nicola Mastroberardino, di anni 48, Proprietario.

Paolino Romano, di anni 56, Proprietario.

Pietro Romano, di anni 36, Proprietario.

Pietrangelo Romano, di anni 66, Proprietario.

Raffaele De Feo, di anni 57, Proprietario.

Saverio Cioppa, di anni 62, Proprietario.

Salvatore Pisacreta, di anni 58, Proprietario.

Vincenzo Pisacreta, di anni 53, Proprietario.

Angelo Romano, di anni 46, Cassiere.

Composizione del nuovo Decurionato

Domenico Gallicano, Sindaco.

Angelo De Feo, Decurione dal 1817, confermato.

Arcangelo Romano, Decurione dal 1812, confermato.

Felice Romano, Decurione di nuova nomina.

Giovanni Vinco, Decurione dal 1818, confermato.

Francesco De Feo, Decurione di nuova nomina.

Lorenzo Pisacreta, Decurione di nuova nomina.

Matteo Vitale, Decurione dal 1817, confermato.

(di Ottaviano De Biase : https://www.facebook.com/photo.php?fbid=919613708227597&set=a.333586776830296&type=3&theater )


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