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la rivoluzione nelle idee

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Politica e Tabý

Posted by Redazione on May 8, 2017 at 9:25 AM

Questo articolo provocatorio, che porta una intitolazione di Freudiana memoria (cfr. Totem e Tabù, Freud), vuole avere il fine di riattivare (melius: attivare, per chi non l’avesse mai avuto) quello spirito critico e polemogeno che contraddistingue l’uomo (animale sociale naturalmente propenso al dialogo ed alla civile convivenza, secondo Aristotele) da un pecorone (citando un tale Hart, filosofo del diritto).




Spesso tento di analizzare, da un punto di vista esterno, la realtà che mi circonda. Oggi tenterò di farlo prendendo in considerazione la comunità santostefanese ed il suo rapporto con la politica. Io credo che ci sia un po’ di timore tra la comunità a parlare di politica. Molti la vedono come una dimensione non accessibile a tutti, come un qualcosa di artificioso e pericoloso confinato nelle mani di poche persone, magari considerate più competenti. Mi sia sommessamente dato rilevare che l’art.2 della Costituzione italiana, dopo aver riconosciuto i diritti inviolabili dell’uomo richiede, in maniera quasi speculare, i doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Non a caso l’Assemblea che ha scritto la Costituzione ha anteposto la solidarietà politica a quella economica e sociale. Ordunque la politica, da me intesa come confronto di idee finalizzate al progresso spirituale e materiale delle comunità, è accessibile a tutti e non solo alle persone colte (anche perché, in tutta onestà, non credo che i tutti i futuri candidati che voteremo l’11 giugno conoscano perfettamente, ad esempio, il d.lgs. 267/2000 o TUEL che disciplina l’organizzazione comunale). Ma allora perché noto questo disinteresse diffuso verso il confronto di idee? La maggior parte delle persone metabolizzano acriticamente ideologie preconfezionate da altri, oppure, non confrontano le proprie con altri restando dunque nella dimensione soggettiva.

C’è una preoccupante situazione di acquiescenza e di appiattimento socio-politico nel nostro paese. Nei paesi limitrofi i presupposti per luoghi di confronto e di agonismo politico ci sono, da noi no. L’unico collante sociale a S.Stefano resta la Chiesa, senza di essa la comunità non avrebbe occasioni per incontrarsi. Concludo riportando il passo di Hart sopracitato “...la società in cui accadesse questo sarebbe deprorevolmente formata da pecoroni: e le pecore possono finire al macello”.

(Luciano Costantino)




Pubblicato sul numero del 07/05/2017 di Oratoria (https://www.facebook.com/Oratoria-580425112139571/?pnref=story)

Categories: Santo Stefano del Sole

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