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Santo Stefano del Sole e l'assassinio di Don Marco De Feo

Posted by Redazione on March 17, 2017 at 11:35 AM

 

Mentre Laurenziello scorrazzava da un paese all’altro, il tenente Saverio De Feo (lo stesso che al processo di Montefusco del 1805 aveva portato la comunità santostefanese a testimoniare a favore del collega ex tenente Angelo De Feo) col pretesto di dare la caccia al suo compaesano e ai restanti suoi amici masnadieri, si rendeva lui stesso protagonista di vari furti, seminando il terrore nelle compagne e nei casolari sparsi tra Cesinali e Atripalda. E dato che, nel 1808, lo ritroviamo a capo di una guarnigione di Corsi, opportunamente dislocata nel Comune di S. Stefano, su preciso ordine del generale Cessari (Presidente in carica del Consiglio di Guerra e della Commissione Militare), fu trasferito presso il Battaglione del Real Corso, di stanza alla Piazza di Avellino. E qui non si capisce se si trattò di una punizione oppure di una promozione sul campo.

Frattanto, il Regio governatore di Mercogliano rendeva noto al generale francese Delamare che il suo capitano civico Preziosi, a capo del tenente Di Stefano e di dieci legionari, si era portato sulle montagne di Montevergine, dove gli era stata segnalata la presenza di Laurenziello e della sua comitiva. Ovviamente le ricerche condotte dal Preziosi non approdarono ad alcun risultato concreto.

L’assassinio di don Marco De Feo

Nel 1809 era parroco di Santo Stefano don Marco De Feo il quale, durante la solenne messa della Domenica delle Palme, pronunciò contro il “cittadino latitante” il pesante anatema della scomunica.

Decisione coraggiosa quanto inopportuna. Difatti, la pubblicazione della scomunica, a carico di Laurenziello e di tutti i suoi amici, segnò, scrive in proposito il Colacurcio, la sentenza di morte per il giovane parroco don Marco. “Era il giovedì della Settimana Santa del 30 marzo 1809, e don Marco, di buon mattino, come si sa, in tal giorno ogni Arciprete o Parroco rurale va di persona o manda un altro sacerdote nella città, dove risiede il Vescovo, per fornirsi de’ nuovi Olii Santi, che si consacrano. E recarsi in Avellino e provvedere degli Olii. Era accompagnato da un garzoncello chiamato Gaetano Feola, e non pensava per nulla alla imminente sua tragica fine. Giunto in quel punto della strada rotabile, dove questa s’incrocia con la strada mulattiera che da Cesinali mena alla contrada Serra, la quale si dice in quel punto Cupale, ecco sbucare da un angolo cinque briganti con Lorenziello alla testa. Uno di costoro afferrò il cavallo per le briglie e lo tenne fermo. Don Marco per l’emozione restò muto di fronte a un arrogante Lorenziello. “È giunto il tempo di farti pagar cara la scomunica che hai lanciato contro di me, i miei compagni ed i miei amici! E rivolgendosi a Pasquale De Blasi, soprannominato Mafone, il più sanguinario della sua masnada, disse: Togli dal mondo costui! In quei supremi momenti la parola tornò sulle labbra di Marco. Egli trasse dal petto lo scapolare della Vergine del Monte Carmelo, e, mostrandolo a’ briganti, disse: Per questa Vergine Santissima concedetemi un minuto di tempo, acciò possa chiedere a Dio perdono de’ miei peccati! Ma non fu esaudito, perché due colpi della carabina a doppia canna di Mafone, tirati a tre passi di distanza, gli trapassarono il petto, facendolo piombar giù da cavallo cadavere. […] La ferale novella giunse in S. Stefano per mezzo del Feola, e commosse profondamente tutti”.

I funerali di don Marco si tennero nella chiesa madre di Santo Stefano e ad officiarli fu lo stesso zio prete don Ippolito Cocchia, di Cesinali. Il quale don Ippolito, durante l’omelia scagliò tuoni e fulmini contro Laurenziello e compagni. La taglia di 1500 ducati, posta dall’Intendente Mazas sul capo de brigante, gettò altra benzina sul fuoco…


di Ottaviano De Biase tratto da : https://www.facebook.com/ottaaviano.debiase/posts/608433396012298#

Categories: Santo Stefano del Sole

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