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L'intramontabile arte di lamentarsi restando a guardare

Posted by Santo Stefano del Sole on February 12, 2018 at 6:15 AM Comments comments (0)

Dare la colpa agli altri delle proprie insoddisfazioni e sofferenze ci offre un temporaneo sollievo mentale, una sorta di negazione di responsabilita'  che ci impedisce però di percepire che molti dei problemi vissuti sono dovuti alla pessima abitudine di lamentarsi senza poi fare concretamente nulla per reagire e cambiare le cose, insomma la lamentela spesso nasce da una scelta sadica di essere passivi, di subire gli eventi e di rinunciare a dirigere la propria vita.

Volendo analizzare il mirabolante mondo del lamento potremmo sicuramente estrapolare identikit di persone che abitano anche la nostra cerchia di amici, un elenco nel quale non sara' difficile riconoscerne qualcuno in una o addirittura in tutte le descrizioni che seguono :

1) Il lamentoso cronico: non lo fa apposta e' piu' forte di lui, la sua è un'attitudine naturale, personaggio esageratamente serio e distaccato al quale causa fastidio ogni altrui entusiasmo o iniziativa . Rinunciate a coinvolgerlo non muoverà mai un dito in prima persona.

2) Il lamentoso subdolo : solitamente si avvicina con vaghe argomentazioni lasciandosi poi andare al bisogno irrefrenabile di raccontare le sue mille frustrazioni, usa termini come 'grave,vergogna, io sono stanco',  il tutto mirato a coinvolgere il suo avventore con l'intenzione di convincerlo della gravità delle situazioni ed aspettando, ovviamente, che sia l'altro a prendere le risolutive iniziative.  Soggetto labile con il quale c'è molto da lavorare ma qualcosina con lui si può fare.

3) Il lamentoso rassegnato : individuabile tra mille, tutte le sue discussioni di rassegnata e pacata denuncia sono intercalate dalle sue alzate di spalle, un continuo alto-basso che scatta cronometricamente dopo le prime due parole pronunciate, il suo lessico è costellato da 'che ci vuoi fare, peccato, purtroppo'  restando però sempre contemporaneamente impassibile a qualsiasi tipo azione,invito o evento. Attenzione perché questo tipo di persona  è contagiosa, coinvolgetelo solo se siete disperati e disposti a trascinarlo materialmente nella mischia.

4) Il lamentoso saggio : lamenta per  tutto però conosce tutti e sa tutto.  Il saggio è colui che è sempre pronto a dispensare consigli postumi, è l'oracolo che sentenzia di evitare ogni forma di azione anche se queste possono portare ad un concreto risultato o cambiamento, è l'unico conoscitore del giusto. Davanti ai suoi occhi tutto quello che tu sai o che vorresti fare è sbagliato. Il saggio non ti svelerà  mai il suo oculatissimo e dettagliato piano per come dovrebbero essere gestite le cose. Lui ha la conoscenza ed è quasi dispiaciuto per te che vivi nel buio.  Per ricevere aiuto dall'amico saggio c'è bisogno di troppo lavoro,  diciamo che se non volete sentire continuamente che lui  aveva un idea migliore e che si poteva fare diversamente, fatene piacevolmente e garbatamente a meno.

5) Il lamentoso timoroso : lamenta si ma a bassa voce, diaciamo che tende a voler far passare le sue insofferenza come delle intime confidenze, lui è quello che non ha mai seriamente protestato o alzato la voce , è l'amico timoroso che viaggia per la prima volta su di un autobus sopportano stoicamente l'aria condizionata senza chiedere o sapere che il pulsante per chiuderla è proprio sopra la sua testa.Siate gentili,  cercate di non inveire con questi 'adepti del silenzio', se proprio dovete coinvolgerli in qualche attività fatelo  dolcemente, l'impatto troppo irruento potrebbe causar loro dei traumi e farli nascondere definitivamente.

7) Il lamentoso impavido:  è sempre il primo, presente ad ogni discussione, i suoi intercalari più frequenti sono 'basta, si deve fare, non se ne può più, non possiamo non farlo' . L'impavido  è la classica persona difficile da interrompere durante la sua valanga di proteste e lamentele,  un animale ferito  che si agita nervosamente dichiarandosi pronto a tutto.A parole.

Diciamo che l'impavido è un ottimo elemento e con lui potete fare tanto, dovete però essere pronti a non scoraggiarvi se vi darà buca ai primi sei, otto , dieci, venti appuntamenti.

Se avete individuato all'interno di queste categorie qualche vostro conoscente non colpevolizzatelo , sappiate che il lamentarsi continuamente porta ad un costante e sempre più marcato senso di impotenza e vittimismo. Chi è abituato solo a lamentarsi può essere condotto a non sentirsi più capace di cambiare le cose , insomma la lamentela è una forma di inquinante mentale pericolosa e molto diffusa, reagire è complicato perché potrebbe comportare anche qualche sgradito sacrificio, il prendere posizione e fare implica inevitabilmente unione , una unità di intenti con altre persone che nella maggior parte dei casi è accuratamente e sapientemente scoraggiata tramite l'imposizione di modelli culturali fatti per il "divide et impera".



 

 

 


Il Professore Luongo

Posted by Santo Stefano del Sole on January 30, 2018 at 11:45 AM Comments comments (0)

Lo ricordo farsi strada tra la gente impegnata nella passeggiata domenicale. Lo si vedeva spuntare da lontano, anzi era il suo cartello a dar segno della sua presenza, prima di tutto. Un cartello enorme che ai miei occhi di bambina pareva gigantesco e faticoso da sorreggere.



(Il prof. Luongo  Foto presa da avellinesi.it) 


Mi incuriosiva il suo gesto e il mistero delle sue motivazioni, che lo spingevano a tale sacrificio. Avrei voluto saperne di più, ma gli adulti a cui avevo modo di chiedere mi consigliavano di stargli alla larga, perché era matto, dicevano. Che non fosse ben visto da alcuni lo si sentiva nell’aria, ma avevo anche l’impressione che fosse una persona con tante cose da dire e che quello fosse l’unico modo per farsi sentire. Se non ti comporti in modo strano, infatti, non fai personaggio e non attrai l’attenzione.

Per anni, nei miei ricordi, l’uomo con il cartello è stato legato alla scritta di cui si faceva portavoce:”È colpa tua! I figli non ti obbediscono perché hanno troppi soldi in tasca!“, fino a quando, in una libreria di Torino, ho trovato il libro Anni Settanta del fotografo e scrittore Dario Lanzardo. In esso vi è una foto che ritrae l’uomo che ricordavo, con il suo immancabile cartello, nei pressi dello stabilimento Fiat di Mirafiori a Torino. Da lì, cercando in internet, ho scoperto il sito avellinesi.it e alcuni articoli che parlano di lui. Ho così saputo che era un professore di liceo e che con quell’agire mirava ad evidenziare la decadenza morale della società e la rincorsa al denaro che avrebbe portato solo a una perdita graduale di valori. Da insegnante, aveva avuto l’opportunità di osservare da vicino i giovani e i loro disagi, giungendo alla conclusione che la responsabilità del declino sociale fosse da attribuire soprattutto alle famiglie.

Il Professore era solito girare l’Italia con quel suo enorme cartello e palloncini colorati per i bambini. E il suo avanzare era preannunciato dal suono del suo fischietto, immancabile richiamo per i più distratti. C’è chi parla di lui come di un uomo attento ai bambini, cosa che mostrava col gesto di spolverare i palloncini prima di regalarli.

Io lo ricorderò sempre come un uomo che è riuscito a trovare un modo per farsi vedere e sentire dalla gente, e, soprattutto, rimanere nel cuore di chi l’ha conosciuto.

Dora Buonfino - https://almenotu.com/2015/09/12/il-professore-luongo/

Santo Stefano del Sole e l'arresto di Agostino di Feo

Posted by Santo Stefano del Sole on January 11, 2018 at 6:15 AM Comments comments (0)

Una notizia che ci ha incuriositi moltissimo.

Siamo a Santo Stefano del Sole, frazione Sozze. Esattamente nel fondo chiamato Cappella del Carmine, preso in fitto da Agostino di Feo.

La notizia. C’era da “sarricare lo grano”. Difatti, la mattina del 14 marzo 1783 assieme all’affittuario Agostino si portarono nel menzionato campo Nicola Pezza, Stefano Lois, Caterina Santoro, Anna di Feo, Saverio Tedesco, Marion Cocchia e Angela Magliano tutti di Santo Stefano.

Verso le dieci in circa del corrente giorno, leggiamo, furono raggiunti dal sig. Liberio Cavallo, Governatore del luogo, accompagnato dal mastrodatta (scrivano del comune) Angelo Russo, dal giurato Francesco Petretta, e da Michele Mele, soldato del signor Borrone della stessa frazione, armati chi con scoppietta e chi con in mano dei pali. Avvicinatisi, intimarono al di Feo di dire ai suoi operai di porre fine alla giornata. Interessante è la conversazione che ne seguì. Difatti, appena il Governatore gli disse che “cossì l’era stato ordinato dal Tribunale”, l’affittuario Agostino di Feo replicò “e chi paga gli operai?”. Come risposta, il Governatore ordinò al soldato Mele “che havesse carcerato il medesimo Agostino, et il soldato accostatosi verso di suo per carcerarlo si fece avanti Maria di Feo sorella di esso Agostino la quale tirò per la mano detto suo fratello per non farlo carcerare”. Data la resistenza di lei, “il Signor Governatore inrjiò il scopìo ingrillato verso il suddetto Agostino e se non fosse stato che detta Maria si poneva sempre avanti al suddetto fratello li averian ammazzati e privata la vita”.

La conclusione dei fatti. Agli operai fu consentito di “finire la giornata”; terminata la quale Agostino fu ammanettato e imprigionato nelle carceri del paese. Ci sono ignoti i motivi dell'arresto.

di Ottaviano De Biase - https://www.facebook.com/ottaaviano.debiase/posts/736998316489138?pnref=story

I segreti del Monte Terminio

Posted by Santo Stefano del Sole on January 5, 2018 at 5:45 PM Comments comments (0)

Esplorazione scientifica del 1835, del Cav. Prof. Michele Tenore - Fondatore-Direttore dell’Orto Botanico di Napoli

Il personaggioIl Cav. Michele Tenore nacque a Napoli nel 1780, da una famiglia di medici di origine abruzzese. Conseguita la laurea, nel 1800, in medicina, si diede allo studio delle Scienze Naturali. Materia per la quale acquisì notevoli conoscenze e riconoscenze, grazie soprattutto agli insegnamenti di Filippo Guidi (matematico, fisico e cultore di Scienze naturali), di Domenico Cirillo (celebre medico e botanico) e di Vincenzo Petagna (medico e naturalista nonché suo maestro). Parallelamente, frequentò studiosi del calibro di Giulio Candida (esperto della flora calabrese), di Gaetano Nicodemo (già allievo del Cirillo) e di Vincenzo Briganti (anche quest’ultimo medico ed esperto di Botanica).

Con Decreto 25 marzo 1810, Michele Tenore fu nominato direttore dell'Orto Botanico di Napoli. Nel 1811 gli fu assegnata la cattedra universitaria, sempre di Botanica…

Il Botanico

Il nome del Cav. Tenore fece, in quegli anni, il giro del mondo grazie ai risultati pubblicati al seguito delle escursioni-esplorazioni compiute sui monti degli Appennini, delle Alpi, dei Pirenei… Quella compiuta sul Monte Terminio, assieme al fratello Vincenzo, al nipote Gaetano, e ad alcuni suoi più stretti collaboratori, risale all’estate del 1835; della quale, si conserva un’ampia relazione, dallo stesso autore letta il 6 settembre 1842 all’annuale assemblea dei Soci della Reale Accademia delle Scienze. E fu quella anche l’occasione per annunciare al mondo scientifico le bellezze naturali del Terminio e i suoi segreti. Ebbene sì. Giustino Fortunato, grande meridionalista, ci arriverà soltanto nel luglio del 1878...

Alla scoperta del Terminio


Per ragioni di spazio, e di opportunità, si fa il sunto della Relazione.

23 luglio 1835. Si legge fin dai primi righi: “battevano le dodici quando ci mettemmo in strada; le fresche brezze della notte che succedevano ad un giorno estuante, il chiaro di luna e la bontà del cammino” fecero il resto.

Alla frazione San Sossio di Serino giunsero sull’imbrunire; da subito furono accolti “con patriarcale bontà” dal barone Brescia, famiglia piccolo borghese del serinese; dal genero Felice Tango, di professione architetto e cultore intelligente di cose fisiche ed agrarie; dalla servitù della casa e da un gruppo di curiosi cittadini.

Ricevuti in casa, Tenore, con i suoi collaboratori al seguito, non tardò di manifestare il suo apprezzamento appena il barone disse che a guidarli sarebbe stato il giovane figlio, in paese considerato “cacciatore intrepido e pratico di tutti gli andirivieni del Terminio”, e un certo numero di mulattieri sempre di casa Brescia, a cui ordinò di porsi alla completa disposizione degli ospiti.

All’alba del mattino seguente partirono alla volta del Terminio.

“Ci menavamo”, scrive Tenore, “portando le giumente appresso tra le imprecazioni de‘ mulattieri, che con grave stento riuscir potevano a ritrarle da quei disastrosi sentieri. Così ne eravamo pervenuti alle neviere del Sambuco, dove colle erbe e gli uccelli, ci veniva fare omaggio all’astro del giorno, che qual globo di fuoco sen già sorgendo sul lontano cielo pugliese”.

Piante rare e fiori

Nei pressi delle neviere, vegetava, racconta sempre Tenore, “la Dafne Mezereo che mostravasi carica di bei frutti rossi. Ci raccogliemmo benanco l’Asperula odorata e la Taurina, l’Aspidium lonchidis ed il fragile, le Campanole persicifolia, Tricocalicina e Glomerata, il Cynoglossum officinale, la Veronica officinalis, la Pirola media, il Cerastium longifolium, la Stellaria nemorum, il Geramium strialum, lo Gnapalyum sylvaticum, l’Helianthemun obscorum, la Lathrea clandestina, le Potentille argentea, Calabra, Laeta e Recta, i Rubus dissectus, Caesius ed Idaeus, lo Sclerantuus annuus, etc. Tutte piante dallo stesso Tenore trapiantate e allevate sui terrazzi dell’Orto Botanico.”

Dopo circa quattro ore di accidentato cammino, raggiunsero l’Acqua delle Logge. Lassù ci fu l’incontro con le donne, impegnate alle neviere, alle prese del contadino che le aveva in custodia, le quali, “munite di apposito strumento di ferro a guisa di larga scimitarra”, tagliavano grosse falde di neve ghiacciata, che poi riponevano in sacchi di tela e se le caricavano sul capo per trasportarle infine a Serino. All’Acqua delle Logge incontrarono pure un gruppo di cacciatori ed escursionisti che per diporto era solito raggiungere la vetta del Terminio.

Giunti alla così detta Piana della Scala, al crocevia, ai mulattieri fu ordinato di fare ritorno a San Sossio e di approvvigionarsi dei vivere necessari per una escursione prevista di più giorni; frattanto loro sarebbero proseguiti per il Casone.

Il leggendario Casone di Verteglia

“Questo Casone”, spiega Tenore, “ci veniva descritto come spaziosa e comoda dimora capace di accogliere fino a 200 persone! Soli venti anni più tardi, aggiungiamo noi, il Casone sarà il rifugio preferito dei briganti…”

Il giorno seguente si diedero tutti a raccogliere e a sradicare piante tipo la Leontodon alpinum ed altre piante poco conosciute: al termine del viaggio le avrebbero trapiantate nell’Orto Botanico di Napoli.

Ma le scoperte di maggiore interesse vennero dalla flora quanto da una più attenta analisi del terreno. “Fummo colpiti”, dirà infatti Tenore all’assemblea dei soci, il 6 settembre 1842, “dal luccicare che ne faceva il terreno, quasi che cosparso si fosse di particelle micacee e di piccoli cristallini di eterogenee sostanze”.

Passati ad esaminarne la composizione, questi scoprì che, il terreno, era coperto da uno strato di sabbia di natura vulcanica, composto di neri sassolini di 1 a 3 linee di diametro, frammisti a rottami di pirosseni, di feldispati… non identificati come eruttati dal Vesuvio.

Descrizione del paesaggio

Ed eccoli su in cima. “Fermandoci alquanto su quell’alta cima non tralasciammo”, ci tramanda Tenore, ”di consultare la bussola, il cui ago osservato col favore della meridiana non ci presentava alcuna sensibile alterazione. Orientali col favore di quella, comunque poco propizio ne fosse lo stato del Cielo, non mancammo di spaziar lo sguardo pel vasto orizzonte che si discopriva. Il Gargano al settentrione, il Vulture all’oriente, quindi l’immensi ripiani della Puglia che a scaloni venivano a congiungersi colla traccia della nuova strada di Melfi, e più a noi dappresso Montefusco, Volturara colla piana del lago del Dragone, risecca all'atto nella calda stagione, Montella col ripiano di Verteglia dove figuravasi appena il famoso Casone; a mezzodì il golfo di Salerno, e più in lontano l’estrema punta del Monte S. Angelo di Castellammare; a maestro Avellino e Montevergine.

La scoperta di sabbia vulcanica non di origine vesuviana

La sabbia vulcanica non mancava di presentarsi fino a quella estrema vetta: chiaro cosi dimostrando di avervi dovuto cadere a forma di pioggia, in seguito di violentissimo ed immenso slancio di una vulcanica collagrazione. Per riferirla al Vesuvio che n’è il meno lontano, si oppongono diverse gravi considerazioni, specialmente quella di mancare all'atto un tale strato di sabbia sugli altri monti intermedi, e segnatamente a Montevergine. Esistono ed è vero in quest’ultimo luogo depositi di lapilli, e nei ripiani di Mercogliano, di Summonte, di Mugnano, che a Montevergine, che fummo a visitarli l’anno scorso, banchi e depositi considerevoli di tufo e lapilli che ne compongono l’intero suolo, e che contribuiscono alla magrezza de’ pascoli che li ricoprono... Di natura affatto diversa è la pioggia vulcanica caduta sul Termimo. Essa convien che si ritenga qual prodotto di una simultanea ignea come granone. E quei grani di sabbia sono cosi slegati, angolosi e simili affatto a frammenti di scorie e di pomici, come quelli che sotto i nostri occhi abbiam veduto cadere nelle più fresche e recenti eruzioni del nostro Vesuvio. Ruvide, fresche, ed inalterate sono al modo stesso le sabbie del Terminio, come se non fossero state vomitate dal vulcano che le generava”.

Corre d’obbligo porsi una domanda: se questi residui non sono di provenienza vesuviana, da quale altra bocca vulcanica sono stati eruttati e quale percorso hanno fatto prima di arrivare a depositarsi sul Terminio? Bella domanda!

La risposta del Tenore, come ci spiegherà di seguito, è alquanto affasciante. Come questa che ci dà sulla presenza del faggio sulla cima del Terminio. Trovò infatti alquanto singolare la conformazione e la statura minuta di quei faggi, condannati a rimanere sepolti sotto la neve per gran parte dell'anno, ed esposti all’impeto violentissimo dei venti boreali; per lo studioso, quei faggi farebbero parte di una specie unica al mondo… “Ed eccoci alle due pomeridiane procedere alla volta di Verteglia”, racconta sempre l’esperto botanico, “per la discesa c’impiegammo meno di 5 ore. Per quel lungo tragitto, sostammo dapprima al luogo detto dei pagliarazzi delle vacche, poi all‘Acqua degli Uccelli, ed infine al Piano dei Lagarelli…”. La sosta ai “cretazzi dei lagarelli” consentì alla spedizione di notare la presenza di plastiche argillose. I cui sassi furono classificati un misto di ferro e di altri minerali. Tenore ritenne fossero graniti composti principalmente di quarzo, di felpato e mica argentea, altri più rari li accostò ai macigni di illitica natura, per la loro massa porfirica e bruna e per la forma tipica dei cristalli di quarzo. Con altrettanto entusiasmo catalogò la conceria di sassi di primitiva origine, ritenendola possibile solo al di sopra dei 3 mila metri di altezza. Analoghe condizioni, scrive infatti Tenore, “le ritroviamo solo sulle Alpi e sui Pirenei, e quindi attribuir loro la stessa ideata origine”.

In cerca di un giaciglio per la notte

Data la presenza nel Casone dei mandriani, i quali, con i pastori ed inservienti di quelle numerose gregge, erano tutti a “manipolare i latticini”, Tenore suggerì ai suoi di trovarsi un diverso giaciglio per la notte. Scelsero di accomodarsi in un piccolo recinto, accosto al casone, appositamente apparecchiato per la notte.

Al mattino, scrive sempre Tenore, “ben tosto il canto degli uccelli invitava a salutare il nuovo giorno, ed a sortire da quella romita orchestra. Opportuno il prossimo ruscello ne apprestava fresche limpidissime linfe al nostro lavabo”.

L’arrivo a Sabazia

La ricostruzione dal Tenore fatta di Sabazia, località dove si trattennero per un intero giorno e una notte, e dell’acquedotto augusteo, per noi che ce ne siamo occupati, lascia molto spazio all’inventiva. Difatti, di Sabazia scrive: “un ricinto di circa 4 miglia, sparso di considerevoli avanzi di rovinate mura, rivestite in gran parte di tronchi e di edere, ecco tutto ciò che rimane della vasta città che in tempi assai lontani ergevasi sulle sponde del Sabato. Ne giaceva essa ente sull’estremità meridionale di quella larga vallata, e sul confine del1’attuale Principato Ulteriore; cosicché i boschi che ora quei ruderi contornano si congiungono con quelli di Giffoni compresi nell’altro Principato. Beata dimora esser dovea quella di Sabazia: comecché assiso sulle ridenti sponde placido rivo, difesa dai rigori boreali da elevata giogaja di monti, e recinti di ameni ed ubertosi campi, che facile comunicazione le aprivano col golfo salernitano. Invano, gli archeologi si sono affaticati a chiarire le vicende di questa distrutta città. Essi han dovuto contentarsi delle poche cose che de’ Sabatini ha lasciato scritto lo storico padovano Livio. Da lui sappiamo che quella città fu devastata dai romani dopo la seconda guerra punica, in memoranda ammenda di aver quei popoli parteggiato pel Duce africano. Gli attuali numerosi borghi dalla cui riunione risulta il comune di Serino, surti sarebbero dalla dispersione di quella disgraziata gente. Stando all’ombra di quelle rovine, nessuna opera reticolata o laterizia risalente al periodo romano vi avrebbe individuato. Solo sassi calcarei fissati da solidissima malta che facevano da ossatura e due baluardi di pietra che ne fiancheggiavano la porta…

Sulle tracce dell’antico acquedotto augusteo

Altrettanto precaria e confusionale troviamo essere quella sull’Acquedotto: “La tanto celebrata acqua di Serino, scrive, che i romani condussero in Napoli, in Pozzuoli, in Baja per via di acquedotti, i cui ruderi sono stati recentemente perlustrati e descritti dall’egregio signor Felice Abate, e visto gli avanzi de’ quali abbiamo sotto i nostri occhi all’Orto Botanico, ai Ponti Rossi, all’Olibano ed altrove, non è mica quella che trovasi segnata sulla carta del Zannoni, come formante il corso principale del Sabato, il quale, lungo la vallata per noi percorsa ne rimane quasi a secco nella estate. L’antica acqua di Serino appartiene ben vero ad un considerevole affluente del Sabato che sgorga dal versante settentrionale del Terminio; e che nella carta anzidetta sta segnato col nome di La Savana. Quest’acqua nel paese non è altrimenti nota che col nome di Acquara. La sorgente di essa, perennemente copiosa e pregevolissima, ne sgorga ne’ poderi del Duca di Miranda che vi ha costruito un molino ed una valchiera.”

L’interessante Relazione si completa di una breve descrizione sull’alta fertilità del fondo valle, “in gran parte irrigabile” perciò capace di una produzione agricola di alta produttività e qualità.

(Ottaviano De Biase)  - https://www.facebook.com/ottaaviano.debiase/posts/732381413617495


E' morto Carmine Ragano, medico e politico. Irpinia in lutto

Posted by Santo Stefano del Sole on November 22, 2017 at 5:10 PM Comments comments (0)

di Simonetta Ieppariello

E’ morto Carmine Ragano, medico 65enne di Santo Stefano del Sole e sindaco per un decennio del comune irpino. Un malore improvviso lo ha strappato all'affetto dei suoi cari. Un infarto fulminante non gli ha lasciato scampo.




Tra le cariche pubbliche ricoperte anche quella di Presidente della Provincia di Avellino. Una notizia che ha sconvolto non solo la piccola comunità ma l'intero mondo politico, medico e sociale irpino. Messaggi di cordoglio ricordano l'uomo, l'amministratore e il professionista.

"Sono profondamente addolorata per l'improvvisa scomparsa di Carmine Ragano - commenta la presidente del consiglio regionale della Campania Rosa D'Amelio -.

Ci lascia un politico onesto e perbene, un caro amico con il quale più volte ho avuto il piacere di confrontarmi su tante questioni a partire dalla sanità, rispetto alla quale ha sempre saputo fornire contributi umani e professionali di grande livello. Ai familiari e alla comunità di Santo Stefano del Sole che tanto ha amato porgo le mie più sentite condoglianze".

Arturo Iannaccone, assessore al Comune di Avellino commosso annota sulla sua pagina Facebook: “Inaspettatamente è scomparso Carmine Ragano: medico,già Presidente della Provincia e Sindaco di Santo Stefano, promotore convinto dell'Area Vasta di Avellino se ne è andato lasciando un vuoto incolmabile. Ieri siamo stati insieme fino alle 14 per discutere con altri delle prossime Elezioni all'Ordine dei Medici. Era calmo, sereno, lucido e rigoroso negli argomenti come sempre. Lo piango e conserverò sempre nel cuore il suo ricordo. Ciao Carmine. Ti ringrazio per l'amicizia e la stima che mi hai riservato.”.

Il sindaco di Chiusano Carmine De Angelis invece scrive: “Ci lascia un uomo d'altri tempi, elegante e franco, di spiccata intelligenza e vivace umorismo. Un politico onesto e competente, dote rara di questi tempi, che ha saputo rappresentare al meglio i meriti e i bisogni di una comunità”.

Il sindaco Francesco Urciuoli ha proclamato il lutto cittadino per oggi domenica 19 novembre e lunedì 20 novembre 2017.

La bandiera a mezz’asta sarà esposta sull’edificio comunale e tutti gli uffici pubblici e gli Uffici comunali saranno chiusi. Gli esercenti commerciali, artigianali e le imprese tutte chiuderanno le attività durante il corso della cerimonia funebre fissata per lunedì 20 novembre.

La Direzione Strategica dell’Azienda Ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino esprime profondo cordoglio per la prematura e improvvisa scomparsa. Segretario provinciale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, Ragano è stato un punto di riferimento per la sanità irpina, alla quale ha sempre offerto un valido contributo umano e professionale. Frequenti e proficui i suoi rapporti con l'Azienda Ospedaliera "Moscati", dove, dallo scorso febbraio, era componente dell'Osservatorio Permanente per l'Appropriatezza Prescrittiva. La Direzione aziendale, nel formulare sentite condoglianze alla famiglia del dottore Ragano, si associa anche al dolore di tutti i medici della Fimmg per la perdita di una guida esperta e illuminata.

Articolo Ottopagine.it : https://www.ottopagine.it/av/attualita/142298/e-morto-il-dottore-ragano-addio-al-medico-galantuomo.shtml

A' vermenara. Sortilegi, misteri e credenze.

Posted by Redazione on October 18, 2017 at 11:00 AM Comments comments (0)

C’è un velo, che divide il sacro dal profano, la scienza dalla fede. Un velo a volte più spesso a volte più sottile, nelle cui pieghe si annidano spesso credenze popolari fatte di racconti, più o meno veritieri, ma con un unico denominatore comune: il mistero.




In Campania la "vermenara", è diventata una delle pieghe di questo velo. Credenza popolare o meno, si trattava di una vera e propria malattia - il suo nome, infatti, deriva dalla presenza di piccoli vermi, chiamati ossiuri, all'interno dell’intestino - che, fino alla fine del secolo scorso, si combatteva con sortilegi, riti e preghiere. Questo perchè l'epidemia colpiva specialmente i bambini in età scolare appartenenti alle classi meno abbienti.

La credenza popolare, inoltre, associa la Vermenara alla trasformazione materiale di una paura, di un terrore: da qui l'espressione "ha fatto 'a vermenara" per indicare un grande spavento e la conseguente formazione di vermi. Per mandarli via, attraverso le feci, ci pensava l’"incarmatrice" - da cui l'espressione "incarmare i vermi” - una figura a metà tra fede ed esoterismo che, tramite un rituale, tramandato spesso in famiglia, cospargeva la pancia del bambino di olio e aglio e, recitando una serie di formule incomprensibili, cacciava via il male. A completamento dell'operazione, un taglio netto sulla pancia quasi a eliminare i vermi che si erano annidati per colpa dello spavento.

La ritualistica, purtroppo, si è persa nel corso degli anni, ma conserva intatto, ancora oggi, il suo fascino e il suo mistero, custodito gelosamente nelle mani di chi ha ereditato “il potere”

(di Giuseppe Scarica)

fonte : ecamapania.it 

Agenzia del Demanio "Cammini e percorsi", on line il primo bando nazionale

Posted by Santo Stefano del Sole on August 8, 2017 at 11:35 AM Comments comments (0)

Il primo bando di concessione/locazione in uso gratuito promosso nell’ambito del progetto CAMMINI E PERCORSI e rivolto ad imprese, cooperative e associazioni under 40 è pubblicato sul sito web dell’Agenzia del Demanio nella sezione Avvisi e Gare.




Per i beni di proprietà dello Stato si tratta di un BANDO unico NAZIONALE suddiviso in 30 LOTTI e c’è tempo fino all’11 Dicembre 2017 per presentare la propria proposta


Le procedure di gara per l’affidamento degli altri immobili pubblici candidati nel progetto e le relative scadenze sono, infatti, gestite e disciplinate dall’Ente proprietario con il supporto dell’Agenzia del Demanio. È, pertanto, possibile partecipare a più bandi gestiti singolarmente dai diversi Enti, secondo quanto sarà indicato nei rispettivi Avvisi di Gara. Per maggiori informazioni si veda anche il sito web dell’Agenzia.


L’iniziativa “Cammini e percorsi” si traduce nell'assegnazione gratuita, per un periodo di nove anni, della concessione per 43 immobili (i primi dell'iniziativa, ma ne seguiranno altri) pubblici, nell'ambito del più ampio progetto Valore Paese. Il bando di gara è stato definito grazie anche ai risultati della consultazione pubblica che si è conclusa il 26 giugno e ha registrato un interesse straordinario, con la partecipazione di quasi 25mila persone tra italiani e stranieri.

I 43 immobili pubblici saranno dati in concessione gratuita per nove anni a imprese, cooperative e associazioni costituite in prevalenza da under 40, come previsto dal Dl Turismo e Cultura (83/2014). Il progetto Cammini e Percorsi ha infatti l’obiettivo di promuovere il turismo “lento” attraverso il recupero di immobili pubblici sui percorsi ciclopedonali e sui tracciati storico-religiosi da trasformare in contenitori di attività e servizi per i viaggiatori. È la prima volta che l’Agenzia utilizza lo strumento della concessione gratuita per sostenere l'imprenditoria giovanile e il terzo settore allo scopo di incentivare iniziative a carattere innovativo, sociale, culturale, creativo e sportivo.

Per la la provincia di Avellino è presente il lotto 5 : L’Ex Convento San Marco in Sant'Angelo dei Lombardi (AV) 

L’Ex Convento San Marco è un edificio storico situato appena fuori dal centro abitato, in un contesto a forte vocazione naturalistica. Immediatamente a ridosso della SP 29, è collegata alla stessa da una traversa che conduce fino all’immobile. L’immobile aveva originariamente una forma a pianta rettangolare, ma a seguito dei danni subiti per terremoti, due delle ali dell’edificio sono state abbattute. L’accesso avviene dal piazzale pubblico antistante mentre la struttura si sviluppa in parte ad un solo livello ed in parte su due livelli ed ha una copertura inclinata a doppia falda. Entrambe le ali del fabbricato hanno accesso all’esterno grazie ad ampie vetrate, in quella che era la corte interna ed ora è area esclusiva di pertinenza.

Superficie fondiaria: 2.010 m

Superficie lorda: 1.200 m

Provvedimenti di tutela: Si

Usi ammessi: nuovi usi a supporto al viaggiatore lento (turista, camminatore, pellegrino e ciclista, etc.), servizi d’accoglienza e di informazione turistica, attività di animazione sociale, culturale e sportiva degli itinerari di riferimento.

Maggiori informazioni sono disponibili nella sezione dedicata al progetto : http://www.agenziademanio.it/opencms/it/progetti/valorepaese/camminipercorsi/bandogaracammini/

6 agosto 1945 : Enola Gay

Posted by Santo Stefano del Sole on August 6, 2017 at 5:25 PM Comments comments (0)

6 agosto 1945: aereo "Enola Gay" sganciava "Little Boy", la bomba atomica su Hiroshima Roma, Italia - Erano le ore 8:14. L'Mk1 era lunga 3 m e pesava 4 tonnellate: uccise sul colpo tra le 70 e le 80.000 persone 10079 (WAPA) -



Il 30 aprile del 1945 si era suicidato Adolf Hitler, e nei giorni seguenti era capitolata la Germania nazista, la cui guida era stata momentaneamente affidata all'ammiraglio Donitz. In guerra restava solo il Giappone a combattere gli alleati; la Nazione del "Sol Levante" non aveva ormai alcuna possibilità di trionfare, eppure continuava a combattere strenuamente. Nei giorni seguenti il presidente americano Truman (vicepresidente di Roosevelt, morto il 12 aprile e di cui aveva assunto la carica) era venuto a conoscenza del progetto Manhattan, che si era sviluppato segretamente nel deserto del Nevada e aveva portato gli Stati Uniti a disporre della prima arma nucleare della storia. Truman decise quindi di utilizzare il nuovo ordigno sul Giappone per stroncare immediatamente ogni velleità di resistenza da parte del nemico. Il 26 luglio il presidente Usa e gli altri capi di Stato alleati tentarono un'ultima volta, con la dichiarazione di Potsdam, di intimare i termini per la resa giapponese, che fu prontamente respinta; nessuno, a parte Truman e pochi altri sapeva ancora della bomba. Bisogna considerare che in Europa gli americani avevano operato numerosi bombardamenti a tappeto contro la Germania nazista e già nel marzo del 1945 avevano colpito duramente Tokyo con un bombardamento che causò danni enormi; perciò l'idea di bombardare il Giappone non era un'idea particolarmente innovativa. Ciò che era, invece, profondamente diverso era il tipo di arma utilizzata. Si decise di scegliere come obiettivi le città di Hiroshima e Nagasaki, città di notevole importanza, situate nel Giappone meridionale; inoltre Hiroshima era considerata particolarmente adatta perché non aveva nei dintorni campi per prigionieri di guerra. La città di Nagasaki invece era un importante porto ed ospitava numerose strutture e attività industriali. A differenza di Hiroshima erano però presenti campi per prigionieri di guerra britannici. Infine Nagasaki era una delle città più avverse al governo centrale, sede storica del socialismo e della più antica comunità cristiana giapponese. Per attaccare Hiroshima fu scelto il 6 agosto per via delle condizioni meteo favorevoli (il cielo era parzialmente coperto). I giapponesi rilevarono l'arrivo dei bombardieri americani, ma vedendo solo tre aerei (i Boeing B-29 denominati "Enola Gay", "The Great Artiste" e "Necessary Evil") sottovalutarono la minaccia. L'Enola Gay" (B-29-45-MO, numero di serie 44-86292), appartenente al 393esimo squadrone bombardieri, 509esimo gruppo composito dell'Usaf, era decollato insieme agli altri due B-29 da Tinian, nell'arcipelago delle Isole Marianne. Era uno dei quindici B-29 ai quali era stata apportata la modifica definita Silverplate, che permetteva a tali velivoli di sganciare bombe atomiche. Il nomignolo all'aereo era stato dal colonnello Paul Tibbets, capo della missione. "Enola Gay" Tibbets (il cui nome derivava a sua volta da un'eroina di un romanzo) era infatti il nome di sua madre. Alle ore 8:14, senza che gli americani avessero incontrato alcuna resistenza, l'"Enola Gay" sganciò la bomba atomica Mk1, che era stata soprannominata "Little Boy". Questo nomignolo era stato dato alla bomba da Robert Serber, che aveva lavorato sotto Robert Oppenheimer nell'ambito del progetto Manhattan, ed era stato tratto da un film noir, "Il mistero del Falco" ("The Maltese Falcon"); esso si riferiva infatti al personaggio interpretato nel film da Humphrey Bogart. Anche le altre due bombe atomiche prodotte per essere usate sul Giappone prendevano il nome da personaggi del film: "Fat man" e "Thin man". "Little Boy" era lunga 3 metri e pesava 4 tonnellate, anche se solo 64 kg erano di uranio arricchito: l'esplosione veniva innescata tramite una reazione a catena, con un proiettile di uranio che percorreva una canna antiaerea modificata all'interno della bomba, lunga 183 centimetri, in grado di resistere fino a 2700 bar. La detonazione avveniva quando il proiettile di uranio veniva lanciato per mezzo di una carica esplosiva e si univa al bersaglio superando la massa critica e attivando l'iniziatore (un generatore di neutroni), dando via alla fissione. I neutroni liberati in grande quantità favorivano la rapidità e l'efficienza della reazione. La prima bomba atomica ("The Gadget") era stata fatta esplodere il 16 luglio del 1945 nel poligono di Alamogordo in New Mexico, ma era una bomba al plutonio. "Little Boy" fu la prima bomba all'uranio e fu praticamente testata sul campo. La bomba cadde sul centro di Hiroshima e fu fatta esplodere all'altezza di circa 600 metri, dopo 43 secondi di caduta libera, sia per massimizzare l'area di impatto, sia per permettere all' "Enola Gay" di allontanarsi, cosa che l'aereo fece immediatamente, invertendo la rotta di 178°. Lo scoppio, pari a circa 16 chilotoni (negli anni seguenti americani e sovietici sperimentarono con successo bombe di decine di megatoni), uccise sul colpo tra le 70 e le 80.000 persone; quasi la totalità della città venne spazzata via dall'esplosione.




I giapponesi si accorsero di quanto era accaduto solo quando un ufficiale, decollato da Tokyo per cercare informazioni sulle comunicazioni interrotte da Hiroshima, vide, circa tre ore dopo, un'enorme nube provocata dall'esplosione. Tuttavia le informazioni ufficiali giunsero solo con l'annuncio dato dalla Casa Bianca sedici ore dopo. Coloro i quali morirono sul colpo furono i più fortunati: numerosi furono i casi di avvelenamento da radiazione e necrosi, e molti morirono tra atroci sofferenze, portando il totale dei morti a 200.000. Molti altri morirono negli anni successivi per le conseguenze dell'esplosione. In seguito allo sgancio della seconda bomba su Nagasaki e l'attacco sovietico contro il Giappone (che ruppe il precedente trattato di non belligeranza invadendo la Manciuria con oltre 1.500.000 di uomini), entrambi avvenuti il 9 agosto, i giapponesi infine capitolarono ed il 15 agosto si arresero: era finita la seconda guerra mondiale.




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I puteari Santostefanaesi

Posted by Santo Stefano del Sole on August 3, 2017 at 4:45 AM Comments comments (0)

Un tempo il centro di Santo Stefano era popolato da numerose persone dunque la richiesta di beni di prima necessità era molto grande, per cui vennero a crearsi molte attività che facevano del loro punto di forza la vendita di generi alimentari. Coloro che lavoravano ed erano i proprietari di questi negozi venivano chiamati col termine dialettale di “PUTEARI” ma molti di essi non si occupavano soltanto della vendita di alimenti ma anche di altre cose utili alla popolazione. C’era chi oltre alla “putea” aveva una merceria, un’osteria o ancora un sale e tabacchi. In questo modo, le esigenze di tutti i Santostefanesi venivano soddisfatte. Le “putee” a Santo Stefano erano talmente tanto numerose che abbiamo deciso di suddividere questo argomento, che perciò verrà trattato anche nelle prossime uscite del giornalino.




Questo mese inizieremo col raccontarvi della putea di Domenico De Luca e Colacurcio Elisa, e di quella della signora Maria Romano. Per raccontarci dell’attività dei coniugi De Luca abbiamo chiesto informazioni alla figlia Carmela la quale, attraverso le sue parole, ha cercato anche di farci rivivere quello che era il Santo Stefano di una volta. La putea della famiglia De Luca venne fondata intorno agli anni ’60 ma non nacque come bottega di generi alimentari, bensì all’inizio era più che altro una merceria e non era collocata all’inizio di via Calcara ma si trovava sotto la casa di “Attilio o’ chianchiere”. Poi il signor Domenico, dopo il terremoto, decise di spostare l’attività nel locale adiacente alla sua abitazione e anche di cambiarle la destinazione d’uso perciò da quel momento fu fondato l’alimentari De Luca. La signora Carmela ci ha inoltre raccontato che i genitori decisero di creare un’attività commerciale non tanto per motivazioni economiche ma piuttosto per soddisfare quella loro voglia e quella loro grande passione di stare in mezzo alla gente. Il signor Domenico e la signora Elisa infatti amavano molto chiacchierare ed intrattenersi con tutti coloro i quali si recavano nella loro bottega per fare compere, e non si tiravano mai indietro dall’invitare i loro clienti ad entrare in casa per bere un caffè o semplicemente per trascorrere un po’ di tempo insieme. La putea non era molto grande, ma nonostante questo attirava una folta clientela proveniente in particolare da via Calcara e da Castelluccio, fatta soprattutto da persone anziane che una volta ritirata la pensione ne riservavano una parte per fare la spesa. L’alimentari fu poi definitivamente chiusa nel 1998, quando alla morte della signora Elisa, il signor Domenico si rese che non aveva le forze per gestire l’attività da solo, anche perché era la moglie che si occupava prettamente del negozio ed inoltre nemmeno le figlie potevano aiutarlo in quanto avevano altre prospettive per il loro futuro. Ma nonostante ciò, la signora Carmela ci ha rivelato che, essendo cresciuta nel negozio, aveva imparato anche lei ad amare il costante contatto con le persone e lo stesso lavoro dei genitori ed infatti da ragazza era lei che consigliava il padre sui prodotti da acquistare e che più potevano attrarre la clientela. Il fatto di aver continuato gli studi e di essere arrivata alla laurea poi la spinse a continuare quello per cui aveva studiato, per cui decise di non rilevare l’attività di famiglia. Nella sua mente però rimane indelebile il ricordo del suo papà che, raccolti i sacchi di grano, li portava a macinare e arrivava al negozio tutto sporco di farina e la moglie lo rimproverava sempre o ancora il profumo del pane caldo che arrivava in bottega a prima mattina. Della putea della famiglia Romano ci ha invece parlato il figlio, il signor Michele De Cicco, meglio conosciuto col nome di Michelino, il quale invece ha deciso di continuare il lavoro dei suoi nonni e quello di sua madre e sta cercando di trasmettere la sua passione e il suo amore per il suo lavoro anche ad uno dei suoi figli. Il suo impegno e il suo costante lavoro infatti hanno fatto sì che egli restasse l’ultimo e unico “putearo” del paese e che diventasse un punto di riferimento per l’intera cittadinanza. L’attività della famiglia di Michelino prende avvio negli anni poco precedenti alla Seconda Guerra Mondiale, anche se in quel periodo non possiamo parlare di “putee” bensì di una cooperativa di cui facevano parte i suoi nonni e che si occupava di far arrivare a Santo Stefano beni di prima necessità. Ad occuparsi del negozio era prevalentemente la mamma, la signora Maria, mentre il papà lavorava come sarto. Michelino ci ha raccontato che quando decise di seguire le orme della madre e di lavorare nel negozio al suo fianco, i primi periodi non era molto entusiasta, forse perché ancora troppo giovane ed inesperto, ma soprattutto privo di quella pazienza che serve quando si è a contatto costante col pubblico. Col passare del tempo e con l’aumentare dell’età ha iniziato a capire che era giusto proseguire un’attività già ben avviata e che comunque avrebbe potuto dare sostentamento in futuro alla sua famiglia e quindi Michelino ha cercato di rinnovare il negozio fornendolo di merce maggiore per accontentare una fascia sempre maggiore di clienti. Ad aiutarlo nel lavoro c’è sempre stata la moglie, la signora Iolanda, con cui il negozio si è ingrandito a tal punto da iniziare a commerciare anche capi d’abbigliamento che richiamavano clienti anche al di fuori del paese. Il numero sempre maggiore di supermercati non ha però mai intimorito Michelino, il quale ha fatto del suo punto di forza l’ottima qualità e i prezzi convenienti. Nella sua mente però tornano spesso le parole della madre che gli diceva “figlio mio tu tieni na visazza troppo rossa ‘ngoppa e spalle, butta tutto là dindo” cioè “cerca di sopportare sempre, il più possibile” perché come si suol dire, il cliente ha sempre ragione.





tratto dal numero di Gennaio 2017 giornalino ORATORIA :  https://www.facebook.com/Oratoria-580425112139571/?fref=ts

il link per scaricare tutto il giornalino :   https://onedrive.live.com/?authkey=%21ADqrfMD2ypdkIzk&cid=2E19B359081AEEAB&id=2E19B359081AEEAB%2197637&parId=2E19B359081AEEAB%2197636&o=OneUp



Nato il sito che racchiude tutte le bellezze della Campania

Posted by Santo Stefano del Sole on August 3, 2017 at 3:05 AM Comments comments (0)

È online, in via sperimentale, incampania.com, portale del turismo della Regione Campania, una vetrina delle eccellenze regionali che racconta natura, storia, città d’arte, mare, monumenti, enogastronomia, itinerari religiosi, eventi e Siti Unesco in un mix straordinario e unico nel panorama turistico mondiale.




 

Un portale aperto al territorio che mira a coinvolgere, attraverso la regia regionale, tutti i player dell’offerta turistica: Comuni, Enti parco, siti museali e archeologici, teatri lirici, operatori culturali, associazioni e imprese.

“Abbiamo avviato la sperimentazione di un portale che ha l’obiettivo di coinvolgere il turista e avvicinarlo alla scoperta della Campania. Le oltre 700 schede, già presenti in italiano e inglese, dal mese di settembre si arricchiranno grazie alla condivisione e alla partecipazione volontaria degli addetti ai lavori che potranno implementare i contenuti” dichiara l’assessore al Turismo Corrado Matera.

 

Grande attenzione ai canali social come strumento di ascolto, dialogo e confronto in grado di restituire preziose suggestioni. Nove le sezioni del nuovo portale, le prime sette di natura informativa, le ultime due strumenti utili alla pianificazione dei viaggi in Campania:

 

MARE: Cilento, Costiera Amalfitana e Sorrentina, Isole, Litorale domitio. Decine di località in grado di offrire vacanze affascinanti e diversificate per diverse tipologie di target;

 

ARTE E CULTURA: musei, reggie e castelli, teatri, siti archeologici, grotte e antri sotterranei, palazzi storici, architetture moderne, fino alle eccellenze dell’artigianato campano (dalla ceramica di Vietri, alle sete di San Leucio, passando per i presepi di San Gregorio armeno);

SAPORI: un viaggio attraverso la cultura enogastronomica millenaria della regione con i prodotti tipici, i dolci della tradizione, i vini – dai grandi rossi alle bollicine – infine, gli “stellati”, i ristoranti di eccellenza di cui la Campania è la regione che vanta il maggior numero.

 

NATURA: i parchi regionali, le riserve, le aree marine protette, i laghi, le località termali e i suggestivi percorsi naturalistici, dal mondo sotterraneo delle grotte di Pertosa al sentiero degli Dei.

 

BENI UNESCO: la Campania è la regione con il maggior numero di siti dichiarati di interesse culturale dall’Unesco, con la presenza peculiare di alcuni beni immateriali come la dieta mediterranea e i gigli di Nola;

 

PERCORSI DELL’ANIMA: chiese, santuari, luoghi di culto e percorsi integrati per favorire il turismo religioso;

 

LE 5 CITTÀ: i cinque capoluoghi, ricchi di storia, monumenti ed attrazioni e come porta di accesso ai tesori delle provincie;

 

EVENTI: un fitto calendario di appuntamenti culturali, di spettacolo ed enogastronomici. Decine di eventi con schede dettagliate e ricche di contributi multimediali.

 

PIANIFICA IL TUO VIAGGIO: utile strumento interattivo per la pianificazione del viaggio che consente al turista di costruire il proprio percorso partendo dai propri temi di interesse, incontrando l’offerta turistica e attrattiva delle singole stagioni.


Fonte :  Vesuviolive.it



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